Italia Caritas – Luglio/Agosto 2016  

Puntuale è giunto, anche quest’anno, il Rapporto immigrazione Caritas Migrantes, ricco come sempre di dati e analisi sul variegato mondo dell’immigrazione. L’edizione 2016 (presentata a inizio luglio) è la 25ª di un lungo cammino, intrapreso dalla Chiesa italiana, di lettura e analisi dei fenomeni collegati alla mobilità umana. Sempre al fianco di migranti e rifugiati: milioni di persone che hanno attraversato il nostro paese e in molti casi hanno deciso di stabilirvisi, contribuendo all’avvio di una società multiculturale, nella quale ormai convivono quasi 200 nazionalità.

Dunque l’Italia è protagonista indiscussa dello scenario delle migrazioni contemporanee: è infatti stabilmente tra i primi dieci paesi, a livello mondiale, per numero di immigrati. Non più una new entry, ma una delle principali destinazioni dei flussi.

Noi siamo undicesimi

Il 25° Rapporto, si diceva, è ricchissimo di dati. A cominciare da quelli sullo scenario globale.  Secondo il Dipartimento Onu per gli affari economici e sociali, il numero dei migranti nel mondo ha continuato a crescere negli ultimi 15 anni: nel 2000 erano 173 milioni, mentre nel 2015 erano 243,7 milioni le persone che vivevano in un paese diverso da quello d’origine (al netto dei cosiddetti “irregolari”). Dal 1990 al 2015 il numero dei migranti è dunque aumentato del 59,7%; nel 2015 rappresentavano ormai il 3,3% dell’intera popolazione mondiale. Sempre l’anno scorso, l’Europa ospitava il 31,2% del totale internazionale dei migranti, seguita da Asia (30,8%) e Nord America (22,4%). Nel loro insieme queste tre aree continentali raggiungevano l’84,4% del totale mondiale dei migranti.

Gli 11 paesi del mondo con più alto numero di migranti hanno invece accolto nel 2015 il 53,8% del totale dei migranti; Stati Uniti e Federazione russa ospitavano insieme un quarto del totale, seguiti da Canada, Australia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, quindi Germania, Regno Unito, Francia e, agli ultimi due posti, Spagna e Italia.

Il saldo migratorio positivo registrato nelle regioni più sviluppate conferma il flusso sud-nord come principale motore delle migrazioni globali. Il maggiore saldo negativo è registrato in Asia, seguita, con valori decisamente inferiori, da America Latina e Caraibi e Africa, in cui sono più consistenti le migrazioni interne.

Nell’area Ue, il numero degli stranieri residenti è continuato a crescere giungendo, nel 2015, a 35,2 milioni, +3,6% rispetto all’anno precedente.

Considerando la distribuzione nei vari paesi, il 76,2% dei residenti stranieri sono ospitati in Germania (21,5%), Regno Unito (15,4%), Italia (14,3%) e Francia (12,4%). Gli stranieri sono il 6,9% della popolazione totale dell’Ue.

Ben più di metà al nord

In Italia, i dati diffusi dall’Istat evidenziano che al 1° gennaio 2016 vi risiedevano 60 milioni 656 mila persone, di cui 5 milioni 54 mila stranieri, cioè l’8,3% della popolazione. Tra essi, la componente femminile si attestava (dato di inizio 2015) al 52,7%.

I nati stranieri nel 2014 erano invece diminuiti di 2.638 unità rispetto al 2013, mostrando un’inversione della tendenza all’incremento delle nascite dovuto alle donne straniere. La regione che presenta l’incidenza più elevata di nati stranieri sul totale dei nati è l’Emilia Romagna, dove è straniero quasi un nato ogni quattro (24%). Anche nel 2015 i saldi del movimento naturale (differenza nati e morti) e migratorio (differenza tra iscrizioni e cancellazioni) per la componente straniera della popolazione si sono confermati positivi, mentre sono risultati negativi per la componente italiana.

Al 1° gennaio 2015, in Italia erano presenti ben 195 nazionalità, anche se le prime 15, in ordine decrescente di consistenza numerica, raggruppavano 3.746.854 persone, il 74,7% del totale dei residenti stranieri.  Le nazionalità più presenti in ordine decrescente, dopo la Romania (22,6%), sono Albania (9,8%) e Marocco (9%): queste tre nazionalità rappresentavano il 41,4% del totale degli stranieri residenti.

Quasi il 60% degli immigrati vive nel nord; la percentuale scende al 25,4% nel centro, con un ulteriore calo nel Mezzogiorno (15,2%). Questa distribuzione si spiega con la maggiore diffusione di progetti orientati alla stabilizzazione e alla stabilità in aree con sistemi economici maggiormente sviluppati e con tassi di occupazione più alti. Si può anche notare che l’equilibrio di genere è un dato comune a tutte le regioni.

Lavoro, si risale la china

In tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrata più della metà dell’intera popolazione straniera presente in Italia (56,6%). In particolare, si tratta della Lombardia (23,0%), del Lazio (12,7%), dell’Emilia Romagna (10,7%) e del Veneto (10,2%).

Con riferimento alle acquisizioni di cittadinanza, i dati Istat relativi al bilancio demografico nazionale mostrano che la diminuzione della componente italiana della popolazione è mitigata dall’acquisizione della cittadinanza da parte di una componente sempre più ampia della popolazione straniera (+130 mila unità nel 2014).

Gli alunni stranieri nati in Italia nel 2014-’15 sono stati 445.534, pari al 54,7% del totale degli alunni stranieri. Circa l’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione scolastica, si riscontrano valori particolarmente elevati nelle regioni del nord, con l’Emilia Romagna che registra un’incidenza significativamente più alta della media nazionale (15,5%), seguita da Lombardia (14,3%) e Umbria (14,2%). Nelle regioni del centro-nord il valore non scende mai al di sotto del 10%, con le sole eccezioni di Valle d’Aosta (8,2%, incidenza inferiore alla media italiana) e Lazio (9,3%).

Con riferimento al mondo del lavoro, anche nel 2015 si sono rilevati dati e tendenze in linea con il passato. Come rilevato dal ministero del lavoro nel suo ultimo rapporto, «l’Italia, anche nel confronto con gli altri paesi europei, continua a rappresentare un unicum. L’originalità del caso italiano è data, in particolare, dalla presenza di un tasso di occupazione dei cittadini stranieri più alto di quello dei nativi, dalla presenza di trend dell’occupazione

asimmetrici tra le diverse nazionalità (si contrae il numero di lavoratori italiani e cresce la platea dei lavoratori comunitari ed extracomunitari), dalla contemporanea crescita dell’occupazione, della disoccupazione e dell’inattività della popolazione straniera». I dati dicono, dunque, che anche la manodopera straniera ha risentito delle difficoltà di questi ultimi anni e lentamente sta risalendo la china della crisi più e meglio di quanto non stia facendo la forza lavoro italiana.