di Ilaria Sesana
Avvenire – 10 ottobre 2016

La violenza colpisce ancora troppe bambine in Italia. Negli ultimi cinque anni, il numero delle vittime minorenni di reato è passato dalle 4.946 del 2011 alle 5.080 del 2015: ben sei su dieci sono di sesso femminile. Ma rappresentano l’87% delle vittime di violenze sessuali e ben il 91% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico.
È l’allarme lanciato da Terre des Hommes, che ha presentato la quinta edizione della campagna “InDifesa”, in vista della Giornata Mondiale delle Bambine che si celebra oggi in tutto il mondo.
Particolarmente allarmanti i numeri sulla pedopornografia. In base ai dati Interforze della Polizia di Stato, rielaborati da Terre des Hommes. II numero delle giovani vittime ha avuto un aumento impressionante: dalle 23 del 2011 alle 148 del 2015 (+543%) con una netta predominanza di bambine e ragazze.
Un incremento a tre cifre (+148%) è anche quello registrato dagli atti sessuali con minori di 14 anni: 411 le vittime nel 2015, di cui il 78% femmine.
Il dossier “InDifesa” non si limita però ad analizzare la situazione italiana. Ma allarga lo sguardo a tutte quelle situazioni in cui i diritti delle bambine vengono violati: dai matrimoni precoci alle mutilazioni genitali, dagli aborti selettivi al mancato accesso all’istruzione.
“Quest’anno abbiamo scelto di focalizzarci sul tema delle giovani migranti – spiega Federica Giannotta, responsabile advocacy Terre des Hommes – oltre che sulla situazione delle baby spose siriane”. “Prima della guerra, i matrimoni precoci non erano molto diffusi in Siria”, spiega Suhad Ahmed Ali, direttrice dell’associazione giordana “SFWS Zarqua” intervenuta alla presentazione del dossier. Oggi, invece, siamo di fronte a una vera e propria piaga, i cui numeri crescono di anno in anno: nel 2011 solo il 12% dei matrimoni registrati in Giordania tra i profughi siriani riguardavano un minore. Nel 2013 erano già il 25% e nel 2015 hanno raggiunto il 35%. In Turchia, le giovani siriane rappresenterebbero il 33% delle 181mila baby spose censite nel Paese.
“Molte famiglie, erroneamente, pensano che dare in sposa le proprie figlie sia un modo per proteggerle”, spiega Ahmed Ali. Nei grandi campi profughi, il rischio di subire abusi e violenze è concreto. Inoltre, le famiglie siriane devono fare i conti con la mancanza di lavoro e affitti elevati, mentre i risparmi sono arrivati ormai all’osso. Dare in sposa una figlia rappresenta una boccata d’ossigeno per le magre finanze familiari.
Ci sono poi le migliaia di bambine e ragazze che – ogni anno – si mettono in viaggio per sfuggire a guerre e dittature ( molte le giovanissime eritree). La maggior parte assieme alle proprie famiglie, altre da sole: nel 2015 sono state 7.805 minori straniere non accompagnate che hanno raggiunto l’Europa attraverso la Rotta Balcanica o attraversando il Mediterraneo su un gommone.
Nei lunghi viaggi per raggiungere l’Europa – sottolineano gli osservatori – poche sono le donne e le ragazze che non abbiano subito abusi sessuali. Molte, allettate da false promesse, finiscono nel giro della prostituzione. Tutte hanno subìto traumi da privazioni e violenze e necessitano di un’assistenza psicologica specifica. “Il corpo di queste ragazze è la carta di identità del dolore che è stato loro inflitto”, spiega Federica Giannotta. Che aggiunge poi un altro elemento preoccupante: l’aumento del numero di ragazze e giovani donne tra le nigeriane che sbarcano sulle nostre coste (circa 6mila solo nel 2015): trafficate e costrette a prostituirsi dopo aver subito violenze di ogni genere.