Nell’udienza di oggi continuiamo a meditare la luminosa via della felicità che il Signore ci ha consegnato nelle Beatitudini, e giungiamo alla quarta: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati» (Mt 5,6).

Abbiamo già incontrato la povertà nello spirito e il pianto; ora ci confrontiamo con un ulteriore tipo di debolezza, quella connessa con la fame e la sete. Fame e sete sono bisogni primari, riguardano la sopravvivenza. Quale padre non soffrirebbe per il dolore dei suoi figli?

Le Scritture parlano del dolore dei poveri e degli oppressi che Dio conosce e condivide.

Nello stesso “discorso della montagna”, poco più avanti, Gesù parla di una giustizia più grande del diritto umano o della perfezione personale, dicendo: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). E questa è la giustizia che viene da Dio (cfr 1 Cor 1,30).

Nelle Scritture troviamo espressa una sete più profonda di quella fisica, che è un desiderio posto alla radice del nostro essere. Un Salmo dice: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua» (Sal 63,2). I Padri della Chiesa parlano di questa inquietudine che abita nel cuore dell’uomo. Anche i giovani hanno questa fame, e non la devono perdere! Bisogna proteggere e alimentare nel cuore dei bambini quel desiderio di amore, di tenerezza, di accoglienza che esprimono nei loro slanci sinceri e luminosi. Gesù annuncia in questa beatitudine – fame e sete di giustizia – che c’è una sete che non sarà delusa; una sete che, se assecondata, sarà saziata e andrà sempre a buon fine, perché corrisponde al cuore stesso di Dio, al suo Santo Spirito che è amore, e anche al seme che lo Spirito Santo ha seminato nei nostri cuori. Che il Signore ci dia questa grazia: di avere questa sete di giustizia che è proprio la voglia di trovarlo, di vedere Dio e di fare il bene agli altri.