di Marta Rizzo

Repubblica – 20 agosto 2015  

A Dubrovnik la conferenza di revisione del trattato sulle cluster bombs.  I paesi più colpiti sono Bosnia-Erzegovina, Cambogia, Iraq, Laos, Libano, Vietnam. Gli stati più a rischio sono il Laos e, di recente, il Libano. L’Afghanistan è inquinato da residui di munizioni a grappolo made in Usa. Il Chad è contaminato. Il Cile ha individuato 4 aree con resti di munizioni a grappolo. La Croazia ha ampie zone contaminate dal conflitto nel 1990

           

Tra qualche settimana la città di Dubrovnik ospiterà la I Conferenza internazionale sullo stato dell’irrisolto dramma delle cluster bombs e degli ordigni inesplosi, nel mondo lontano e vicinissimo. C’è ancora chi rimane mutilato a causa di questi ordigni degli arsenali nazionali e chi non avrà mai mani piedi, occhi per le bombe che calpesta nelle guerre del nostro tempo, mortifere tanto quanto quelle utilizzate durante la seconda e non ultima guerra mondiale.

La sottile differenza tra ordigni mortali. Per amor di chiarezza, mine antipersona e cluster bombs sono ordigni simili, ma con delle differenze sostanziali sulle quali sono nati principii e convenzioni internazionali differenti tra loro. Le mine sono considerate armi leggere, vengono trasportate da mezzi militari, raramente da elicotteri, posizionate e disseminate da sistemi di spargimento sui territori di guerra, ma calpestate quasi sempre e solo da civili. Sono state messe al bando col Trattato di Ottawa, nel 1999. Le cluster bombs (bombe a grappolo) sono, invece, armi pesanti, vengono sparse indiscriminatamente sui territori di guerra da mezzi aerei e d’artiglieria. Si è pensato troppo a lungo che fossero meno dannose delle mine, il che è del tutto contrario al vero: più subdole, vengono gettate senza alcun controllo preciso, uccidono e deturpano in misura maggiore rispetto alle mine. Sono messe bando dal 2010, Trattato di Oslo.

Cos’è il Trattato contro le cluster bombs. La Convenzione di Oslo entra in vigore il I agosto 2010, con 30 stati ratificanti. Gli incontri si sono succeduti Laos, Libano, Norvegia, Zambia, Costa Rica. La Convenzione proibisce l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di munizioni a grappolo. Chiede, poi, la distruzione di scorte e arsenali, la bonifica di aree contaminate da residui, e l’assistenza alle vittime. Più di 115 Stati vi hanno aderito fino a oggi. Ma l’adesione non basta: bisogna ratificarlo perché entri in vigore. Dubrovnik, città simbolo dei disastri causati dalle mine, ospiterà tutte le forze politiche, istituzionali, sociali perché il Trattato sia ratificato, appunto, da 100 paesi del mondo.

Un problema violento e irrisolto. “I conflitti recenti ci confermano che l’eredità degli ordigni inesplosi, tra cui mine e cluster bombs, è lontana dall’essere superata – dichiara Giuseppe Schiavello, direttore nazionale Cluster Munition Coalition (Ccm o Icbl). La Conferenza di Duvbronik è importante per condannare l’uso di armi, dagli effetti indiscriminati, utilizzate (a dispetto del loro bando) in diversi scenari di conflitto. L’Italia, in questi anni, grazie anche al fondo istituito con la legge 58/01, è sempre stata a fianco delle popolazioni civili ostaggio di questi problemi; il fondo, legato per l’80% della sua dotazione annuale ai Decreti Missione, andrebbe però stabilizzato”.

L’Italia, le cluster bombs e la storia di Nicolas. Questo paese è divenuto Stato membro della Convenzione sulle cluster bombs nel marzo 2012. Al momento, i dati sulla distruzione delle cluster stoccate nei nostri arsenali risalgono al 31 dicembre 2014 e rivelano che la loro distruzione non è conclusa, nonostante il Trattato lo preveda come regola base. Nicolas è stato deturpato da una bomba a grappolo. Ha 18 anni, vive nei pressi di Torino, frequenta il liceo. Il 22 marzo 2013, quando aveva 15 anni, zappava la terra con altri due amici. Uno di loro trovò un oggetto rosso. Lo diede in mano a Nicolas. I ragazzi non sapevano cosa fosse. Qualche istante dopo l’hanno però capito, perché Nicolas ha perso una mano e la vista; parteciperà, come vittima e testimone, alla Conferenza di Dubrovnik.

I paesi più colpiti da mine antipersona e bombe a grappolo. Bosnia-Erzegovina, Cambogia, Iraq, Laos, Libano, Vietnam, questi i luoghi più contaminati dalle cluster. Gli stati più a rischio sono il Laos e, di recente, il Libano. L’Afghanistan è inquinato da residui di munizioni a grappolo di provenienza prevalentemente statunitense, lanciate in gran quantità tra ottobre 2001 e inizio del 2002. Il Chad è contaminato da cluster lasciate dai conflitti del 1980: qui, Francia e Libia hanno usato munizioni a grappolo. Nel dicembre 2008, il Ciad ha dichiarato di possedere vaste aree del territorio infestate da mine e ordigni inesplosi. Il Cile ha individuato 4 aree con resti di munizioni a grappolo situati in 3 regioni differenti. La Croazia ha ampie zone contaminate dal conflitto nel 1990.

Gli ordigni peggiori dei nostri tempi. La Libia è stata aggiunta alla lista dei contaminati in seguito all’uso di munizioni a grappolo da parte delle forze governative da aprile 2011. In Sud Sudan, dal 2006, possiede 750 siti che ospitano resti di cluster. Il Sudan possiede almeno 9 aree contaminate con submunizioni inesplose, ma il governo sudanese nega l’evidenza. La Siria è contaminata da bombe a grappolo, nel conflitto in corso. Le stime sono allarmanti, ma la loro effettiva entità è incalcolabile.

Le eredità delle guerre recenti. Il Vietnam è uno dei paesi più contaminati al mondo con 413.130 tonnellate submunizioni utilizzate dagli Stati Uniti nel 1965-1973. Le munizioni a grappolo sono state utilizzate in 55 province e città, tra cui Haiphong, Hanoi, Ho Chi Minh City, Hue, e Vinh, ma non esiste una valutazione accurata sul grado di contaminazione. Nello Yemen esistono 43 aree, pari a 22km2, contaminati da residui di munizioni a grappolo tra il 2012 e il 2013. Il Kosovo è pieno di resti di cluster utilizzate dall’ex Jugoslavia tra il 1998 e il ’99 e un documento Nato ha reso noto che nel 1999 è precipitato un aereo contenente 1.392 bombe e 295.700 submunizioni, inesplose. La lista è assai lunga. Questi i dati più allarmanti.

Le vittime quasi tutti civili. La natura perversa e subdola di bombe a grappolo e mine rende incalcolabile anche l’effettivo numero di morti da esse causate, che è certamente maggiore rispetto alle cifre ufficiali. Recentemente, le vittime si sono identificate in oltre 62 paesi. La stragrande maggioranza sono civili e la proporzione di morti, rispetto alle perdite militari, è aumentato al 78% negli ultimi anni. I più colpiti sono i bambini (circa il 47% dei civili uccisi) e le donne (morte con una percentuale del 13% sulla popolazione non militare). Il maggior numero di persone uccise si sono registrate, negli ultimi 14 anni, in Laos, Afghanistan, Cambogia, e Colombia.