Radio Vaticana –  3 settembre 2015  

Anche quest’anno, la Caritas ambrosiana torna a portare le sue iniziative a favore dei più disagiati e, in particolar modo, dei migranti. Dal 24 luglio fino al termine di agosto, la Fondazione ha trovato disponibilità nella parrocchia della Beata Vergine Assunta in Bruzzano con cui ha lanciato un progetto di ospitalità per i profughi. Sulla questione è intervenuto con parole forti l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, parlando della necessità di “mettere a disposizione temporaneamente spazi, anche piccoli, per accogliere i migranti che sono giunti o stanno arrivando in Italia e in particolare a Milano”. Al microfono di Maria Caterina Bombarda, il presidente della Casa della carità, don Virginio Colmegna, ha spiegato le attività che stanno alla base di questo progetto d’accoglienza:
R. – Noi abbiamo fatto questa esperienza estiva a Bruzzano per due mesi. Nella periferia di Milano, hanno chiuso l’oratorio feriale e a luglio e agosto si è aperta l’ospitalità… Sono passate più di 300 persone in questi due mesi, ma lo straordinario – accanto al fatto che la Casa della carità ha dato il mediatore culturale e siamo stati presenti alle operazioni – sono stati i volontari della parrocchia: sono venuti più di 110, che poi danno una proposta… Perché l’idea fondamentale che nasce e che nasce proprio dal Vangelo è che non siamo operatori sociali che danno semplicemente risposte sull’emergenza immigrazione.

D. – Quante e chi sono le persone che cercano accoglienza e come vengono aiutate?
R. – Vengono certamente da luoghi di guerra, soprattutto dalla Siria: bimbi che non hanno mai visto un giorno di pace. Quando li abbiamo accolti qui e sentivano gli aerei, abbracciavano i loro genitori: per loro ogni aereo è una bomba, è un rischio di morte che c’è. Poi, ci sono quelli che hanno fatto cammini lasciando l’Etiopia, l’Eritrea, il Mali. Alcuni arrivano perché non vogliono l’impegno militare della propria vita, giovanissimi, altri per una situazione economica difficile… In questa situazione, in questo esodo biblico, nel mondo intero sono ormai più di 50 milioni e chiedono di arrivare e rischiano addirittura la vita.

D. – Nonostante purtroppo l’immigrazione oggi sia un’emergenza importante, la Caritas ambrosiana è sempre stata molto attenta su questo fronte. Che cosa si è già fatto anche in passato?
R. – Tantissimo si è fatto, perché la Caritas nasce dall’intuizione di Paolo VI, non dimentichiamolo. La Casa della carità è voluta dal cardinale Martini: la sapienza della carità, la pazienza, l’illuminazione. Il cardinale Scola proprio ieri ha dato un cambiamento culturale molto grosso, perché ha consegnato ai decani una responsabilità che è quella di mobilitare anche nelle parrocchie delle risposte.

D. – Abbiamo citato il cardinale Martini, il 31 agosto si ricordavano i tre anni dalla sua scomparsa. Lui è stato il fondatore della casa della carità…
R. – Io mi sono permesso assieme a tutti i miei ospiti, pregando insieme, di mandare un libretto, che è il suo discorso che ha fatto nel 2002 prima di lasciare Milano, in Consiglio comunale, di fronte a tutti e alla città, dove annunciò che lasciava anche la Casa della carità. Lo abbiamo rinviato, “Paure e speranze alla città”. L’ho letto e riletto questo testo, sembrerebbe scritto oggi.

D. – Siamo in dirittura di arrivo del Sinodo ordinario sulla famiglia e del Giubileo della misericordia, quindi due grandi messaggi: quali sono le aspettative per quest’anno particolare?
R. – Le aspettative forti sono certamente quelle che riguardano il tema fondamentale della famiglia, delle lacerazioni, della sofferenza: cioè, il segnale di rendersi conto della fragilità e della debolezza della famiglia dentro questo livello e quindi la necessità di una riflessione – lo dico da prete anche alla periferia della normalità pastorale. Abbiamo bisogno di pastorale ordinaria.