Riflessioni a cinque anni dalla beatificazione di madre Speranza.

La beatificazione di madre Speranza è stata celebrata il 31 maggio 2014, festa della visitazione della beata Vergine Maria.  

Tenuto conto che Maria è la madre di Dio e la madre della Chiesa, una Donna davvero straordinaria e unica, rilevo nondimeno alcune somiglianze tra le due donne che possiamo accomunare col titolo: “Ancelle (Serve) dell’Amore misericordioso “. Maria chiaramente è la Serva del Signore in senso assoluto.

 Mettiamo in evidenza quattro virtù che sono riscontrabili in tutte e due. 

Primo.  Umiltà e coraggio. 

Maria si dichiara l’umile serva, o meglio schiava, del Signore, in stretto parallelo con Gesù “Servo di Jhave”. “Eccomi sono la serva del Signore… Dio ha guardato l’umiltà della sua serva”.  E ancora: “Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”. L’umiltà è molto evidente in Maria che non si è mai messa in mostra come “prima donna”.  La sua è stata una presenza molto discreta e silenziosa come quella di Gesù mite e umile di cuore, venuto a servire e non a farsi servire. 

 Ma l’umiltà non vuol dire tirarsi indietro. L’umiltà di Maria si accorda molto bene con il suo grande coraggio.  Perfettamente consapevole che il Signore voleva fare grandi cose in lei e che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata, attribuiva tutta la sua grandezza all’Amore misericordioso del Signore, accettando di condividere anche i momenti più difficili e dolorosi con un coraggio virile e fedele. 

 Anche Madre Speranza si è definita “Ancella dell’amore misericordioso”.  Lo aveva capito attraverso una rivelazione diretta e riflettendo lei stessa sulla sua storia.  Sempre su ispirazione del Signore ha fondato prima le Ancelle dell’Amore misericordioso e poi i Figli dell’Amore misericordioso.  Era ben consapevole che tutto proveniva gratuitamente dal Signore, per cui non si vantava di nulla e si sentiva semplicemente uno strumento (una scopa, un fazzoletto, un flauto) nelle mani del Signore che poteva “usarla” come voleva.  Nessuna autoreferenzialità. Tutto veniva riferito a Colui che l’aveva chiamata e arricchita di tanti doni per una straordinaria missione nella Chiesa e nel mondo. 

Secondo. Obbedienza della fede.

Maria alla proposta del Signore risponde: “Ecco sono la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Ed Elisabetta quando la vede le dice: “Beata te che hai creduto”. 

 Maria in tutta la sua vita mantiene questo sì obbediente e fedele alla volontà di Dio, senza mai smentirlo.

 Anche Madre Speranza ha sempre obbedito al Signore con una “fede viva”, così come ha lasciato scritto nel suo testamento.  Nel suo diario spesso ritorna l’espressione: “Lui mi ha detto “, “Io ho cercato di fare sempre quello che lui mi diceva”. Era convinta che il sacrificio a Dio più gradito era proprio l’obbedienza e per questo lo metteva al primo posto nei voti religiosi. L’obbedienza era per lei il segno più alto della libertà e dell’amore, della maturità umana e cristiana.

Terzo.  Gioiosa gratitudine. 

La prima parola che l’angelo rivolge a Maria è stata: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. La sua preghiera è il canto del Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore”. Come recitano la gran parte dei salmi che cantano l’eterna misericordia del Signore. Come il sacramento più alto: l’eucaristia. Come quando Gesù benediceva il Padre che rivelava i misteri del regno ai piccoli. 

San Paolo invita a rallegrarci sempre, a essere ferventi nello spirito, lieti nella speranza, forti e costanti nelle tribolazioni, perseveranti nella preghiera. 

 Lieta nella speranza è stata colei che non a caso si chiamava madre Speranza.  Anche in mezzo a tante tribolazioni di tutti i generi che non le sono mancate, a tante sofferenze di vario genere fino alla partecipazione particolare alla Passione del Signore. Lei era sempre serena e abbandonata nelle mani del Signore. Donna di buon umore che sapeva sempre incoraggiare, sostenere e benedire.  Il buon Gesù era tutta la sua gioia, lo Sposo fedele al quale ancorava tutta la sua vita. Lui le bastava. Era il suo tutto e tutte le sue cose.

 Quarto. Carità concreta. 

 La Vergine Maria ha testimoniato un’attenzione particolare agli altri, a partire dalle piccole cose. I vangeli tra le poche cose che dicono di lei riferiscono gesti di carità molto concreta, attenta e delicata.  Il primo gesto che compie come madre di Dio è il servizio portato alla cugina Elisabetta diventata madre di Giovanni Battista. Dice il testo che lei si reca in fretta e vi resta tre mesi per offrire il suo aiuto.

Alle nozze di Cana è lei ad accorgersi che mancava il vino e che era necessario, anche se l’Ora non era arrivata, un intervento del Signore perché la gioia di quegli sposi non fosse interrotta. 

Dopo la morte di Gesù è Maria che si occupa di radunare gli apostoli dispersi, di confortarli, di sostenerli nella preghiera fiduciosa in attesa di ricevere il dono dello Spirito.

Dice San Paolo che la carità non deve essere ipocrita o formale, deve portarci a vincere il male con il bene, ad amarci gli uni gli altri con affetto fraterno, a gareggiare nello stimarci a vicenda, a benedire coloro che ci perseguitano.

La madre Speranza è stata una donna di carità. Lei parla nel suo testamento di carità ardente. L’ha dimostrata nei confronti delle sorelle e dei fratelli trattati sempre con tanta tenerezza e fortezza, nei confronti delle tantissime persone che ha incontrato e accolto come figli, specialmente i più poveri e bisognosi, i sacerdoti per i quali si è offerta vittima, donando al Signore tutte le sue sofferenze per loro.  Ha dimostrato una capacità di perdono totale a coloro che l’avevano calunniata.  È stata generosissima senza mai trattenere nulla per sé, con occhi attenti e misericordiosi, cuore grande e mani pronte a donare. Con il sorriso.

Queste quattro virtù che riscontriamo in maniera perfetta in Maria, ma anche in madre Speranza, con i limiti e i peccati della creatura umana normale, costituiscono l’ossatura e l’impianto della santità cristiana. L’anniversario della beatificazione della madre Speranza ci impegni a vivere questa santità di vita, così umana e così evangelica, alla quale Papa Francesco ha richiamato tutti con la Gaudete et exultate.