Pensate a un bambino di 5 anni, o di 6 o di 7. L’età delle favole, dei sogni, dei giochi; l’amore dei genitori, dei nonni; la tenerezza della quale sono circondati.

Per molti bambini le cose non stanno così.

Nel Madagascar 11.000 bambini lavorano nelle miniere di mica [1]. Miniere a cielo aperto, immensi formicai, dove in ogni buco c’è una persona, spesso un bambino, che tira fuori il minerale, che poi altre persone, spesso bambini, con le mani nude sfaldano nei vari fogli di cui è costituito. Lavorano dalle 6 alle 10 ore al giorno all’aperto, sotto il sole tropicale, nella stagione secca e in quella delle abbondanti piogge pomeridiane, accovacciati per terra o in piedi, col mal di schiena, le ferite alle mani procurate dal lavoro di sfaldatura del minerale, tossendo per l’aria inquinata di polveri.

Mediamente ricevono un compenso di 4 centesimi di euro per ogni chilo di minerale [1]. Per un adulto il guadagno di un’intera giornata di lavoro varia da 25 centesimi di euro a 2,5 euro, a seconda delle caratteristiche della miniera, delle condizioni meteorologiche, della forza e dell’abilità personale e, soprattutto, da se si scava su un terreno proprio o di altri (in questo secondo caso bisogna versare metà di quanto si guadagna al proprietario). Un bambino, ovviamente, guadagna meno. Con paghe di tale entità spesso non si riesce ad avere il necessario per fare due pasti al giorno.

Un poco meglio stanno i 20.000 bambini indiani che lavorano nelle miniere di mica [2]. Lì le paghe sono circa il doppio, ma anche il costo della vita è maggiore. Proprio perché il lavoro costa di più le aziende che commerciano mica si stanno rivolgendo sempre più al Madagascar e meno all’India. Il ruolo da padrone lo fanno soprattutto quelle cinesi: l’87% della mica malgascia va in Cina, il resto in Estonia, Russia, Giappone, India, Corea [1].

La mica è un materiale prezioso per l’industria elettronica, automobilistica, degli elettrodomestici e dei macchinari, della cosmetica, delle vernici. Così la mica raccolta dai bambini del Madagascar o dell’India è nel nostro computer, nel telefonino, nel condizionatore d’aria, nell’automobile o nella moto che usiamo, nel rossetto o nel fondotinta [2]. E non solo nei prodotti “made in China”, ma anche in quelli giapponesi, europei e americani, perché le industrie cinesi spesso producono semilavorati e componenti per aziende di questi Paesi, come le giapponesi Panasonic, Fujitsu, Murata, o l’elvetica Von Roll o l’austriaca Isovolta e talvolta queste stesse aziende producono componenti per altre industrie [1].

Panasonic nel 2018 ha fatturato 65 miliardi di euro con 3 miliardi di utile [3], ma si serve da aziende che pagano 4 centesimi di euro un chilo di mica, scavato da bambini a cui viene rubata l’infanzia e distrutta la salute. La Panasonic alle accuse molto ben documentate del rapporto di Save the Children ha dichiarato che le linee guida della catena di fornitura “vietano espressamente l’uso del lavoro minorile e richiedono ai fornitori di trattare tutti i lavoratori con dignità e rispetto” e che non erano assolutamente a conoscenza della situazione denunciata [4]. Potrebbe anche essere vero, probabilmente hanno solo scelto l’azienda che faceva il prezzo molto più basso di altre, senza chiedersi come riuscivano a farlo.

Ma gli 11.000 bambini del Madagascar, i 20.000 dell’India che lavorano nelle miniere di mica sono solo una piccolissima parte di un tragedia di cui si parla pochissimo e che tendiamo a ignorare. Nel mondo vi sono 152 milioni di bambini/ragazzini vittime di sfruttamento lavorativo: un bambino/ragazzino su 10 [5]. Ma le medie deformano la realtà: in Africa sono tanti, in Europa o nell’America del Nord pochissimi. Nell’Africa subsahariana 4 bambini su 10 sono vittime di sfruttamento lavorativo, in Nigeria, Mali, Ciad 1 su 2 [5].

Di questi 152 milioni di lavoratori bambini/ragazzini 73 milioni sono costretti a svolgere “lavori duri e pericolosi, che mettono a grave rischio la salute e la sicurezza, con gravi ripercussioni anche dal punto di vista psicologico”[4].

Uno dei motivi per cui africani, srilankesi, indiani, pakistani emigrano e vengono in Europa è questo: riuscire a mandare a casa quel po’ di soldi necessario per fare in modo che i loro figli non debbano lavorare ma possano andare a scuola, prendere un titolo di studio, avere la possibilità di una vita migliore. Meglio chiedere un prestito per racimolare la somma necessaria per pagare i trafficanti che ti permettono di attraversare le frontiere e arrivare in Europa o negli USA, meglio affrontare il deserto su un camion riempito all’inverosimile, meglio rischiare di essere presi da bande criminali o di finire in un lager in Libia o in Messico, meglio attraversare il mare su un canotto o un vecchio peschereccio in disuso, meglio sentirsi trattare da uomini di serie B o rischiare di essere vittima di razzisti e imbecilli, meglio tutto questo che vedere i propri figli senza alcuna speranza di futuro, lavorare tutta la vita, rimetterci la salute per riuscire a stento a sopravvivere.

Ovviamente non è un caso che chi da anni combatte questo sfruttamento dei bambini, che chi ha studiato tutta la filiera della mica scoprendo quello che abbiamo descritto, che chi sta facendo pressione su aziende e governi per impedire questa tragedia sono le stesse ong che salvano i migranti su imbarcazioni in balia delle onde o naufragati in mare aperto [6]. Loro hanno a cuore il bene di tutti e soprattutto dei più sfortunati e cercano di costruire un mondo migliore; altri pensano solo a sé e non si importano se, così facendo, danneggiano altre persone, soprattutto i più deboli e sfortunati, e rendono questo mondo inumano e brutto.

Note: 1) https://terredeshommes.it/pdf/tdh-mica_madagascar_rapport.pdf; 2) www.somo.nl/global-mica-mining; 3) https://it.wikipedia.org/wiki/Panasonic_Corporation; 4) www.nbcnews.com/news/all/army-children-toil-african-mica-mines-n1082916; 5) www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/rapporto-sulla-condizione-dei-bambini-nel-mondo; 6) Save the Children è stata molto impegnata nei salvataggi nel Mediterraneo con la nave Vos Hestia. Ha poi interrotto questa attività dopo gli accordi conclusi con la Libia dal ministro Minniti e l’attività delle navi libiche anche al di là delle loro acque territoriali, perché in tale nuova situazione, come dichiarò il responsabile, venivano a mancare le condizioni di sicurezza per effettuare le operazioni di salvataggio.

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AVVISI E CONSIGLI

Guida per comunità e parrocchie ecologiche

La FOCSIV (Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario) e l’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI, hanno tradotto e adattato alla situazione italiana la “Guida per comunità e parrocchie ecologiche” prodotta dal Global Catholic Climate Movement. Il testo dà suggerimenti pratici per ridurre l’impatto ambientale e contrastare i cambiamenti climatici, in coerenza con l’enciclica Laudato Si’ del papa. Sono riportati anche esperienze di diocesi e parrocchie italiane.

La Guida è visionabile e scaricabile da https://www.focsiv.it/wp-content/uploads/2017/06/ecoguida_web.pdf.

Contro l’intolleranza e il razzismo diffondi i video “Un pugno al cuore”, “Anche noi”, “Requiem”

L’intolleranza verso lo straniero, il senzatetto diventa ogni giorno più preoccupante, assumendo spesso le forme del razzismo e della bruta violenza. Rimanere in silenzio, in questa situazione, favorisce il crescere di questa mala pianta. Bisogna parlare e confutare le notizie false, fornire elementi per una corretta conoscenza del fenomeno, risvegliare i sentimenti di pietà, fraternità e solidarietà. Uno strumento per tutto ciò possono essere i video “Un pugno al cuore”, Anche noi” e Requiem, che ti invitiamo a guardare e diffondere.

I video sono su Youtube a questi indirizzi:

Un pugno al cuore: www.youtube.com/watch?v=pOZvhzfhFfE

Anche noi: www.youtube.com/watch?v=dochQxEMRZA&t=5s

Requiem: www.youtube.com/watch?v=44V4JapxQsM&feature=youtu.be

La tua firma significa tanto! Può salvare prigionieri politici dalla tortura o dalla morte. Firma gli appelli di Amnesty

E´ ormai accertato che quando centinaia o migliaia lettere chiedono notizie e giustizia per i perseguitati politici, le autorità poco rispettose dei diritti umani molto spesso cambiano comportamento nei confronti di questi perseguitati. Grazie a questa strategia fatta propria da Amnesty centinaia e centinaia di perseguitati politici sono riusciti ad avere salva la vita e a riacquistare la libertà. Per questo firma le azioni urgenti di Amnesty (www.amnesty.it/elenco-appelli-firma-online.html).

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