Vi ringrazio per essere venuti, tanto entusiasti, tanto gioiosi.  Grazie!  Sono grato a Mons. Vito Angiuli e Mons.  Domenico Cornacchia per le parole che mi hanno rivolto a nome vostro.  E  anche grazie del pane: un bel pane, per fare un panino!

Mi piace allora accogliervi –  ha detto Papa Francesco – con una frase carica di affetto, che don Tonino pronunciò al termine dell’ultima Messa Crismale, poco prima di vivere la sua Pasqua: «Vorrei dire ad uno ad uno guardandolo negli occhi: “Ti voglio bene”».

In quell’occasione don Tonino fece pure una raccomandazione. Disse: «Mi raccomando, domani non contristatevi per nessuna amarezza di casa vostra o per qualsiasi altra amarezza. Non contristate la vostra vita». 

Chi crede in Gesù non può essere triste; «il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste» (Il Vangelo del coraggio, 2012, 145). Chi si contrista vede solo problemi, vede solo la parte oscura della vita. Chi invece mette il Signore prima dei problemi ritrova la gioia.

Cari fratelli e sorelle, stasera comincia un tempo di consolazione e speranza, il tempo di Avvento: inizia un nuovo anno liturgico, che porta con sé la novità del nostro Dio, che è il «Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3). Ed è vero: siamo nati per stare con il Signore. Quando lasciamo entrare Dio, arriva la novità vera. Egli rinnova, spiazza, sorprende sempre: è il Dio delle sorprese. Vivere l’Avvento è «optare per l’inedito», per il nuovo, è accettare il buon scompiglio di Dio e dei suoi profeti, quale fu anche don Tonino.

È bello attendere la novità di Dio nella vita: non vivere di attese, che poi magari non si realizzano, ma vivere in attesa, cioè desiderare il Signore che sempre porta novità.

 «La vera tristezza – ricordava don Tonino – è quando non attendi più nulla dalla vita» (Cirenei della gioia, 2004, 97). È brutto questo! Essere morto in vita, non attendere niente dalla vita. Oggi siete venuti da me, vi aspettavo e vi ringrazio, ma Dio vi visiterà dove io non posso venire: nelle vostre case, nelle vostre vite. Dio ci visita e attende di stare con noi per sempre. Oggi, domani, domani, sempre.

Non scacciamo mai il Signore dalla nostra vita! Lui è sempre in attesa di stare con noi. Vi auguro di vivere l’Avvento così, come tempo di novità consolante e di attesa gioiosa. «Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo». È bello questo! Anche Dio attende che noi andiamo là.

Paura del vicino di casa… Paura dell’altro… Paura della violenza… Paura di non farcela. Paura di non essere accettati… Paura che sia inutile impegnarsi. Paura che, tanto, il mondo non possiamo cambiarlo… Paura di non trovare lavoro» (Omelia, 27 novembre 1988). Voi conoscete bene la bellezza del mare – bello il vostro mare! Vi dico una cosa: è il mare più azzurro che abbia visto nella mia vita. Bello! Questo mare vi abbraccia nella sua grandezza. Guardandolo, potrete pensare al senso della vita: abbracciata da Dio, bellezza infinita, non può rimanere attraccata a porti sicuri, ma è chiamata a prendere il largo, sempre. Non ci vuole controllori del molo o guardiani del faro, ma naviganti fiduciosi e coraggiosi, che seguono le rotte inedite del Signore, gettando le reti della vita sulla sua parola. Una vita “privata”, priva di rischi e piena di paure, che salvaguarda sé stessa, non è una vita cristiana. È una vita senza fecondità. Accogliamo allora l’invito del Vangelo, quell’invito tante volte ripetuto da don Tonino a stare in piedi, ad alzarci. «Alzarsi significa abbandonare il pavimento della cattiveria, della violenza, dell’ambiguità, perché il peccato invecchia la terra» (ibid.). Rialzati in piedi, leviamo lo sguardo al cielo. Prima di darvi la benedizione vorrei salutarvi con alcune parole di speranza, quelle dell’ultima brevissima “omelia” che don Tonino pronunciò dal suo letto, in attesa di Gesù: «Mio Signore e mio Dio! Anch’io voglio vedere il Signore risorto ed essere fonte di speranza e di gioia per tutti. Mio Signore e mio Dio!». Grazie