di Marta Rizzo
Repubblica – 24 dicembre 2015
Poteva essere il luogo di informazione sulla fame nel mondo. E invece, solo 1 italiano su 20 è uscito dall’esperienza Expo più consapevole rispetto al tema. Gli italiani sono male informati e piuttosto confusi sulla questione “nutrire il pianeta” dopo Expo2015. E le istituzioni si sono comportate in modo ambiguo rispetto alle possibili soluzioni contro la fame nel pianeta non nutrito

Diciotto domande a oltre 1000 italiani su Expo2015 nella ricerca Il pianeta non nutito. Conclusa la Fiera delle vanità del cibo, risulta che poco si è discusso davvero dei problemi reali che ruotano attorno l’alimentazione: la metà degli italiani non sa quanti siano gli affamati nel mondo; sugli sprechi alimentari c’è maggiore sensibilità, ma si continua a gettar via il cibo e pensare che Usa, Russia e Cina salveranno il pianeta dalla fame è piuttosto ingenuo.

Un buco nero sulla fame.
Nel mese di dicembre, Mani Tese e AstraRicerche hanno effettuato un sondaggio per comprendere come la popolazione italiana abbia accresciuto la propria conoscenza sul cibo, non solo come bene di consumo e scambio, ma come tragedia da risolvere. I risultati della ricerca Il pianeta non nutrito hanno portato a cifre eloquenti su come Expo2015 abbia portato a Milano sì 21 milioni di persone, facendo circolare denaro e prodotti, ma non abbia per nulla contribuito a una reale consapevolezza sul tema fame. Il 57,1% degli intervistati pensa che la terra sia in grado di nutrire tutti. Non si è nemmeno tentato di fornire scelte sulla nutrizione di un pianeta dove milioni di persone sono affamate. Solo 1 italiano su 20 dice di avere un livello di informazione maggiore, rispetto all’inizio di Expo. Inoltre, c’è un 5,6% che dichiara di aver perso conoscenza sull’argomento, tra inizio e fine Expo.

Dati reali e percezione degli italiani: tutto da rifare.
I dati ufficiali sulla questione nutrizione dicono che circa 800 milioni di persone soffrono la fame e più di 2 miliardi sono in sovrappeso. Bene, dopo Expo, gli italiani pensano ancora che la proporzione sia inversa e cioè che prevalgano i primi sui secondi: solo il 16.3% è a conoscenza della stima relativa agli 800 milioni di affamati e il 39.4% è convinto che il numero si collochi tra 1,6 miliardi e 3 miliardi. Soltanto il 12.2% sa che sono 2 miliardi le persone in sovrappeso. In Italia, solo il 20.6% della popolazione riesce a indicare – in modo almeno parzialmente corretto – che il sovrappeso è un problema numericamente prevalente rispetto alla fame; il restante 24.8% non sa indicare la diffusione di uno o di entrambi i fenomeni, dopo Expo.

Le responsabilità politiche.
La possibilità di capire e far capire come affrontare la fame era davvero unica, sprecarla è stata una leggerezza: “Se Expo è stato tutto e il suo contrario, è dovuto anche al fatto che si è badato a costruire il contenitore e non il contenuto – dichiara Giosuè De Salvo, responsabile advocacy e campagne di Mani Tese – Dal 2009, data di assegnazione dell’Expo a Milano, a tutto il 2015, né la Camera né il Senato hanno visto le forze politiche confrontarsi su come nutrire il pianeta. Nell’anno in cui l’Onu avrebbe varato una nuova Agenda di Sviluppo contro fame e povertà e un nuovo Accordo sul Clima, ci sarebbe stato tutto lo spazio per un dibattito evoluto e per ricoprire un ruolo leadership dell’Italia nei confronti dei 140 paesi partecipanti all’Expo. La Carta di Milano rafforza l’impressione che non si è voluto agire: mette assieme colossi come Nestlè e Monsanto e comunità contadine come quelle indonesiane, rimaste senza terra per l’invasione dell’olio di palma industriale, usato nei prodotti Nestlè e Monsanto”.

Consumatori più che cittadini.
A fine 2015, anno in cui si è parlato come non mai di cibo, nessuna delle soluzioni sulla nutrizione del pianeta è nota a più del 54% degli intervistati. Le risposte alla fame, per la nostra popolazione sono affrontate in un’ottica di consumatori, non di cittadini (italiani o del mondo): favorire una lavorazione e distribuzione dei prodotti alimentari secondo filiere ‘corte’; favorire il consumo sostenibile; limitare gli sprechi; favorire un’agricoltura ecologica; accelerare il passaggio alle energie rinnovabili. Ma come? Nessuno lo sa, a fine Expo.

Soluzioni reali, queste sconosciute.
Le soluzioni sulla concreta possibilità di nutrire il pianeta non si conoscono: favorire una alimentazione omogenea a livello mondiale; diffondere l’uso di sementi nuove e Omg; liberalizzare i mercati; abbassare i prezzi al consumo dei prodotti alimentari; impedire il land grabbing; avere sistemi decisionali democratici che coinvolgano produttori e consumatori; evitare il vantaggio dei ‘grandì sui ‘piccolì negli scambi commerciali; bloccare la speculazione finanziaria sul cibo. Queste le strade sconosciute, dopo Expo.

Gli italiani optano per le alternative al neoliberoismo.
“La ricerca è sorprendente – dice Cosimo Finzi, ricercatore e amministratore delegato di AstraRicerche – Intanto pare essere unica: nell’anno dell’Expo, non sono state pubblicate altre ricerche sulla conoscenza del tema della fame. Inoltre, nemmeno l’informazione di base sul numero di persone che soffrono la fame è nota: gli italiani sono convinti che sia ben più diffusa la sottoalimentazione della sovralimentazione, ma il rapporto è 1 a 2,5. La cosa più preoccupante, poi, è la non capacità di scegliere: predomina il favore per le soluzioni opposte al liberismo, ma è inquietante che siano proprio queste soluzioni a essere le meno note. Senza informazione, come si può incidere sul dibattito, essere società civile?”.

La società civile incapace di decidere.
“Gli intervistati sono informati su fame e soluzioni possibili più perché sono acquirenti/consumatori che per il loro essere consapevoli del problema – conclude Finzi – Sembrano ben poco cittadini del mondo quando affermano che la fame potrà essere sconfitta grazie all’intervento delle grandi potenze mondiali, come USA, Russia, Cina, più che per l’attivazione di singoli, famiglie, comunità. Questo è ancor più vero tra i 18-24enni, che vedono i cittadini come attori di serie B rispetto alle grandi dinamiche mondiali: è un fenomeno socialmente negativo e sottovalutato nel dibattito pubblico. “Nutrire il Pianeta” mi pare una promessa non mantenuta da Expo”.