di Roberto ZichittellaFamiglia Cristiana – 13 settembre 2019 
«Francesco è uno dei pochi, direi l’unico leader mondiale, che mette sul tappeto i grandi problemi dell’umanità, come la guerra, la discriminazione, la protezione dell’ambiente, il traffico di essi umani, l’accoglienza ai migranti. Gli altri non ne parlano»


l Preposito Generale della Compagnia di Gesù viene a volte definito “il papa nero”, ma al Meeting di Rimini il gesuita venezuelano Arturo Sosa Abascal, dall’ottobre del 2016 Generale dei gesuiti, si è presentato con una camicia candida. Venezuelano, 70 anni, Padre Sosa Abascal è il primo Preposito Generale non europeo e, come papa Francesco, proveniente dall’America Latina.
Padre Sosa Abascal parla della Chiesa di Francesco e delle risposte della Chiesa ai problemi del mondo, vola alto, spiega che “tutti i gesti, le parole e le scelte del pontificato di Francesco vanno letti con uno sguardo universale, che ricompone le tensioni, i fraintendimenti e gli interessi particolari”. Il Generale premette che, da venezuelano da poco residente in Italia, non si permette di dare giudizi sulla politica italiana, ma fa volentieri qualche considerazione più generale.

Padre Arturo, il mondo di oggi che sfide pone alla politica?
“Siamo in una fase di grandissimi cambiamenti, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.
Una delle sfide principali è come consolidare le democrazie, evitando che si parta per la tangente, andando verso gli autoritarismi alimentati dal populismo. Noto poi un secondo problema: gran parte della popolazione, in Italia, in Europa e in America, si è staccata dalla politica, in tanti non si sentono cittadini, ma abitanti di un territorio e reclamano i loro diritti, senza farsi coinvolgere nella costruzione del bene comune. Così questi cittadini lasciano la politica in mano a gente che non ha il bene comune come obiettivo e come criterio del suo operare politico”.

Oggi papa Francesco è uno dei pochi leader mondiali con una visione davvero globale?.
“Sì, Francesco è uno dei pochi, direi l’unico leader mondiale, che mette sul tappeto i grandi problemi dell’umanità, come la guerra, la discriminazione, la protezione dell’ambiente, il traffico di essi umani, l’accoglienza ai migranti. Altri politici non ne parlano”.

Queste prese di posizione del Papa gli causano molti attacchi, che spesso coinvolgono tutta la Chiesa, che cosa ne pensa?
“Se la Chiesa viene criticata perché difende i diritti umani, la giustizia e i migranti, ben vengano queste critiche. Ringraziamo il Signore che è così, sarebbe peggio se la Chiesa venisse criticata perché non si occupa di questi problemi”.

Proprio nell’accoglienza ai rifugiati voi Gesuiti siete in prima linea e il lavoro svolto dal Centro Astalli ne è una testimonianza. Anche a voi non vengono risparmiate le critiche.
“Ripeto, se l’accoglienza che offriamo è sotto accusa, benvenuta questa accusa. Per noi Gesuiti l’accoglienza ai rifugiati è un dovere irrinunciabile che svolgiamo in oltre 50 paesi del mondo. Questo tipo di lavoro è una eredità di Padre Pedro Arrupe, il quale ebbe questa intuizione alla quale noi vogliamo restare fedeli. Ma penso anche alla tante congregazioni religiose che hanno aperto e loro case per l’accoglienza. I migranti vanno rispettati ed è uno scandalo che non si riesca a integrare persone che vengono per lavorare e per integrarsi, la loro presenza deve essere vista come un dono, non come un pericolo. Lo sappiamo bene noi sudamericani, figli e nipoti di migranti italiani, spagnoli e portoghesi”.

Quale futuro vede per l’Italia?
“L’Italia deve riprendere quel ruolo propulsivo che ebbe alla fine della seconda guerra mondiale, quando costruì una società democratica e diede il suo contributo decisivo per la crescita dell’Unione Europea. I giovani devono capire che solo una democrazia forte può dare speranza, invece l’autoritarismo non offre soluzioni ai problemi dell’umanità”.