Catechesi sui Comandamenti, 10/B: “Non uccidere”.

Oggi – ha detto Papa Francesco, in apertura dell’udienza generale –  vorrei proseguire la catechesi sulla Quinta Parola del Decalogo, «Non uccidere».

Abbiamo già sottolineato come questo comandamento riveli che agli occhi di Dio la vita umana è preziosa, sacra ed inviolabile. Nessuno può disprezzare la vita altrui o la propria; l’uomo infatti, porta in sé l’immagine di Dio ed è oggetto del suo amore infinito, qualunque sia la condizione in cui è stato chiamato all’esistenza.

Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato poco fa – ha sottolineato il Papa –  Gesù ci rivela di questo comandamento un senso ancora più profondo. Egli afferma che, davanti al tribunale di Dio, anche l’ira contro un fratello è una forma di omicidio. Il disprezzo. Sarebbe un bel proposito, perché Gesù ci dice: “Guarda, se tu disprezzi, se tu insulti, se tu odi, questo è omicidio”.

Nessun codice umano equipara atti così differenti assegnando loro lo stesso grado di giudizio. E coerentemente Gesù invita addirittura a interrompere l’offerta del sacrificio nel tempio se ci si ricorda che un fratello è offeso nei nostri confronti, per andare a cercarlo e riconciliarsi con lui. Pensiamo alla gravità dell’insulto, del disprezzo, dell’odio: Gesù li mette sulla linea dell’uccisione.

Che cosa intende dire Gesù, estendendo fino a questo punto il campo della Quinta Parola? L’uomo ha una vita nobile, molto sensibile, e possiede un io recondito non meno importante del suo essere fisico. Per spezzare il cuore di un giovane è sufficiente negargli la fiducia. Per annientare un uomo basta ignorarlo. L’indifferenza uccide. Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare.

Nella Bibbia, all’inizio, si legge quella frase terribile uscita dalla bocca del primo omicida, Caino, dopo che il Signore gli chiede dove sia suo fratello. Proviamo a rispondere a questa domanda: siamo noi  i custodi dei nostri fratelli? Sì che lo siamo! Siamo custodi gli uni degli altri! E questa è la strada della vita, è la strada della non uccisione.

La vita umana ha bisogno di amore. Nessuno di noi può sopravvivere senza misericordia, tutti abbiamo bisogno del perdono. Quindi, se uccidere significa distruggere, sopprimere, eliminare qualcuno, allora non uccidere vorrà dire curare, valorizzare, includere.

Non uccidere” è un appello all’amore e alla misericordia, è una chiamata a vivere secondo il Signore Gesù, che ha dato la vita per noi e per noi è risorto. Forse ci aiuterà: “Non fare del male è cosa buona. Ma non fare del bene non è buono”. Sempre dobbiamo fare del bene.