di Alessandro Graziadei

unimondo.org – 15 marzo 2016

La conoscenza dei fenomeni di dissesto idrogeologico, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio ed evitare nuovi e vecchi errori. Per questo il 2 marzo scorso è stato presentato a Roma il “Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”

elaborato dall’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con i dati relativi al 2015. Il documento fornisce alle amministrazioni locali e nazionali un quadro di riferimento completo ed aggiornato sul dissesto idrogeologico dovuto a frane, alluvioni ed erosione costiera dell’intero territorio nazionale con delle mappe della pericolosità (disponibili online sulla piattaforma cartografica Italia Sicura e sul Geoportale Ispra) realizzate mediante i dati provenienti dalle Autorità di Bacino, dalle Regioni e dalle Province. Oggi il dissesto idrogeologico costituisce un tema di particolare rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. Se l’Italia, per la sua conformazione geologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto, l’intensa urbanizzazione avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio, unita a fenomeni come piogge intense e piene improvvise anche in aree urbane dovuti al cambiamento climatico in atto, hanno portato un considerevole aumento dei danni idrogeologici.

Dal rapporto emerge che l’88,3% (7.145) dei Comuni italiani è a rischio frane e/o alluvioni: “di questi – ha sottolineato l’Ispra – 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni”. In 7 Regioni, Valle D’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata è a rischio idrogeologico il 100% dei Comuni, mentre in  Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia la percentuale dei Comuni a rischio supera il 90%.  Ne deriva che nel Belpaese “Supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata […] e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media”. Per il report le regioni con i più alti valori di popolazione a elevato rischio frana sono Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, mentre quelle con più popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria.

Presentando il rapporto Alessandro Triglia dell’Ispra ha sottolineato che “I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km quadrati. In Italia, quasi 80.000 imprese (circa l’1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di rischio in questo settore sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. […] Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico”. Ma non sono solo a rischio le persone, le imprese, le vie di comunicazioni ed altre infrastrutture, sono a rischio idrogeologico in Italia anche molti beni culturali architettonici, monumentali e archeologici. “Quelli  potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata” ha evidenziato il rapporto. “Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi meno probabili, ma più intensi. Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento”.

Ma forse il dato più allarmante che il documento dell’Ispra suggerisce e che c’è poco di naturale in questo costante rischio. “Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici abitate, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media” ha fatto notare l’Ispra. Una situazione che per il presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci “desta allarme e ci rimanda ad un problema purtroppo noto, aggravato dagli eventi estremi generati dai mutamenti climatici. Ma le responsabilità principali, come sappiamo, sono dovute a decenni di incuria e inerzia rispetto alla gestione del suolo, a cui si sono sommati interventi predatori e abusi devastanti”.

Che fare? Con la recente costituzione dell’unità di missione “Italia Sicura” (con una nuova piattaforma web che valorizza anche le tre principali specificità: #dissesto, #acquepulite e #scuole) il Governo ha creato la prima cabina di regia con il compito di coordinare progetti e finanziamenti in un settore troppo spesso frammentato per competenze e burocrazia. A breve, si spera, alla Camera si discuterà la legge sul consumo di suolo e se le indicazioni dell’Ispra saranno seguite allora la strada sarà quella giusta. “Adesso bisogna percorrerla fino in fondo in modo da passare dalle necessarie analisi agli impegni alle azioni concrete, per imprimere una svolta nella cura di uno dei beni più preziosi del nostro Paese: il territorio. Perché con il paesaggio, le qualità, i talenti e la creatività legate al territorio, l’Italia deve fare l’Italia” ha concluso Realacci.

Se oggi finalmente la priorità è darsi con urgenza un piano di misure concrete di adattamento ai cambiamenti climatici con risorse e tempi certi per rafforzare la sicurezza dei nostri territori e delle nostre comunità per Mauro Grassi, responsabile della struttura di missione di Palazzo Chigi “allora siamo sulla buona strada”. “La fotografia scattata da Ispra dimostra, una volta di più, che intervenire per la prevenzione di frane e alluvioni è l’unico percorso capace di ridurre il rischio che in futuro altre vittime e altri danni si aggiungano al già smisurato elenco di tragedie del nostro passato. Il Governo ha scelto la strada della prevenzione, finanziando con oltre 750 milioni di euro i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città, dove maggiore è il numero di persone, attività economiche e beni culturali esposti al rischio di finire sommersi da un’alluvione o sepolti da una frana”. Se è vero entro questa estate saranno consegnati lavori per circa 254 milioni e dal nuovo portale ogni cittadino potrà verificare comune per comune, lo stato e il numero degli interventi. Per ora prendiamo per buona la promessa e l’importante impegno del Governo. Torneremo a vedere a che punto siamo quest’estate, sapendo che il cammino per un risanamento del nostro territorio è tanto lungo, quanto urgente!