di Annachiara Valle Famiglia Cristiana – 6 ottobre 2015   

Dieci anni del Rapporto della fondazione Migrantes: oltre 100mila gli italiani partiti dal nostro Paese, tre volte in più degli stranieri arrivati da noi. Germania e Inghilterra i Paesi più gettonati, ma cresce anche la Cina.

«Gli italiani non hanno mai smesso di partire, di tornare. E oggi partono ancora, sempre più numerosi». Monsignor Guerino di Tora, neo presidente della Fondazione Migrantes presenta il Rapporto Italiani nel mondo, giunto alla decima edizione. Uno strumento utile per capire quello che accade e per proporsi come «interlocutori attivi nel processo decisionale delle riforme che vanno inevitabilmente pensate e applicate per una società italiana che ha un ineguagliabile passato di mobilità, un altrettanto straordinario presente migratorio e che sicuramente sarà caratterizzata da un significativo futuro migratorio».

I dati dicono che lo scorso anno sono partiti oltre 100 mila connazionali, molti dei quali giovani. All’oltre un milione e mezzo di Neet, cioè di giovani che restano in Italia ma non lavorano e non studiano, ha spiegato Alessandro Rosina,  Direttore L.S.A. – Università Cattolica del Sacro Cuore, fa da contrappeso il milione di Expat, cioè di «giovani dinamici e intraprendenti, spesso con alto capitale umano, che hanno lasciato l’Italia per cercare opportunità di ulteriore formazione o miglior lavoro all’estero». In realtà il dato, fornito dall’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) stima in difetto i connazionali di età 15-34 che risiedono in un altro Paese perché in tanti non sono formalmente iscritti. «Di fatto dunque sono oltre tre milioni i giovani under 35, tra Neet e Expat che «sono lontani dalle politiche del nostro Paese e sconnessi dal modello di sviluppo italiano. Potenziali risorse ignorate e inutilizzate».

In ogni caso, tenendo conto dei dati dell’Aire, gli italiani all’estero sono circa 5 milioni, per il 48 per cento donne e per il 15 per cento minori. Dato in crescita, ha spiegato la curatrice del Rapporto, Delfina Licata.  La presenza degli italiani all’estero resta prevalentemente euro-americana. Più della metà dei cittadini italiani iscritti all’Aire, infatti, risiede in Europa (53,9%) e in America (40,3%).  Il 51,4% dei cittadini italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale (Sud: 1.560.542 e Isole: 822.810), il 33,2% è partito dal Settentrione (Nord Ovest: 772.620 e Nord Est: 766.900) e il 15,4% è originario di una regione del Centro Italia (713.775). Tenendo conto però dei dati sui 100mila partiti lo scorso anno l’identikit del migrante italiano è il seguente: uomo (56,0%), celibe (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partito dal Nord Italia (con ogni probabilità dalla Lombardia) e trasferito in Europa (probabilmente in Germania o Regno Unito). Aumenta anche la percentuale di quanti si trasferiscono in Asia, prevalentemente in Cina a caccia di lavoro.

«I nostri migranti», spiega monsignor Gian Carlo Perego, direttori di Migrantes, «dovrebbero aprirci gli occhi anche sulle sofferenze di chi arriva in Italia da altri Paesi: dalla difficoltà del ricongiungimento familiare al diritto di voto amministrativo per partecipare fattivamente alla vita della comunità, dalla lotta allo sfruttamento lavorativo alla scolarità. Dall’Italia sono partiti 100 mila italiani, il triplo rispetto ai lavoratori stranieri che sono arrivati da noi. Certo, gli italiani non si percepiscono percepiscono come emigranti, ma come cittadini del mondo. Lo stesso occhio con cui anche noi dovremmo guardare a chi arriva in Italia».