di Roberto Zichittella

Famiglia Cristiana – 11 agosto 2016   

Uomini del Reggimento “Col Moschin”, del Comando subacquei e incursori, del Gruppo intervento speciale dei Carabinieri e dell’Aeronautica. Poche decine di militari che non dipendono dai comandi della Coalizione internazionale, ma rispondono direttamente ai servizi segreti. Flavio Lotti, della Tavola della Pace: «Partecipare alla guerra in Libia non ci metterà al sicuro, ma ci esporrà a nuovi pericoli».

Gli americani dicono “boots on the ground”, stivali sul terreno, quando fanno riferimento alla presenza di militari in un teatro di guerra. Tra gli stivali che stanno calcando il rovente suolo della Libia ci sono anche quelli delle forze speciali italiane, impegnate a sostenere il Governo libico di Fayez al-Sarraj nelle operazioni militari contro l’Isis. Le forze italiane comprendono uomini del Reggimento “Col Moschin”, degli incursori del Comsubin (Comando subacquei e incursori), del Gruppo intervento speciale dei Carabinieri, del gruppo incursori dell’ Aeronautica.

Si tratterebbe di poche decine di militari. L’esistenza della missione sarebbe provata da una comunicazione inviata dal Governo al Copasir, il Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica (organo di controllo dei servizi segreti italiani) resa nota dall’Huffington Post. Tuttavia mancano conferme ufficiali e, a dire il vero, neppure arrivano convincenti smentite. “Non ritengo opportuno commentare notizie di stampa inesatte”, si limita a dire Giacomo Stucchi, presidente del Copasir. In una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni prima dice: “Non abbiamo missioni militari in Libia. Se le avremo saranno autorizzate dal Parlamento”, poi, circa eventuali operazioni di intelligence, risponde: “Non commento per definizione operazioni di natura riservata”.

Questo tipo di missione italiana ha il suo fondamento giuridico nell’articolo 7 bis aggiunto alla fine del 2015 al decreto sulle missioni militari all’estero. La norma attribuisce al Presidente del Consiglio “acquisito il parere del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, il potere di emanare “disposizioni per l’adozione di misure di intelligence di contrasto, in situazioni di crisi o di emergenza all’estero che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale per la protezione di cittadini italiani all’estero, con la cooperazione di forze speciali della Difesa con i conseguenti assetti di supporto della Difesa stessa”.

In questo caso i militari italiani non dipendono dai comandi della coalizione internazionale impegnata in Libia, ma rispondono direttamente ai servizi segreti italiani. Dal mondo politico arrivano le critiche del movimento Cinque Stelle: “Oggi gli italiani scoprono che il proprio Paese è militarmente impegnato in Libia con forze speciali. È gravissimo”. Per Flavio Lotti, della Tavola della Pace, “è un grosso errore politico che l’Italia si lasci coinvolgere in operazioni militari in Libia”. In un “Appello per la Libia” in vista della Marcia della Pace da Perugia ad Assisi del prossimo 9 ottobre la Tavola e la Rete della Pace ribadiscono che “Non si può parlare di pace e fare la guerra” perché “partecipare alla guerra in Libia non ci metterà al sicuro, ma ci esporrà a nuovi pericoli”.