di Nello Scavo

Avvenire – 4 maggio 2020

Il parroco don La Magra: “Trattati come sacchi della spazzatura”. Braccio di ferro con malta per altri 78 naufraghi. A Palermo sbarcano dalla nave quarantena i minori, poi gli altri  

“Come sacchi della spazzatura”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, non è tipo da sottilizzare. Così c’è voluta la parrocchia dell’isola per dare un riparo ai 78 migranti confinati per un giorno e una notte all’addiaccio sul molo militare. Prima, però, don Carmelo ha voluto mettere per iscritto quello che pensa a proposito del gruppo di stranieri arrivato sull’isola domenica mattina e lasciati all’addiaccio.

A causa delle misure per l’isolamento sanitario non possono essere accompagnati nell’hotspot dove già si trovano altri migranti. La nave traghetto per Porto Empedocle non è arrivata, perciò è stato deciso di non decidere: dopo l’inferno libico e le peripezie in mare, quei 78 sopravvissuti salvati dalle motovedette potevano accontentarsi di una notte senza torture ma senza un tetto. Erano stati soccorsi.

“Ancora una volta, ancora stanotte, come se fosse un imprevisto, come se non fosse mai accaduto – ha scritto don Carmelo – una settantina di esseri umani stanno passando la notte “in quarantena” sul molo. Continuiamo tutti a dire che Lampedusa non ha le strutture adatte in questa circostanza ma nulla cambia. Chi può intervenire è non lo sta facendo è colpevole. Come ci siamo ridotti? Quasi non ci facciamo caso”. Con esseri umani, nella civile Europa, trattati “come sacchi della spazzatura”.

Questo pomeriggio dopo l’intesa tra don La Magra e la Prefettura di Agrigento, i 78 sono stati accompagnati nella “Casa della Fraternità” e nelle prossime ore verrà deciso quando trasferirli in Sicilia.

A peggiorare le cose, il continuo ricatto libico, con una raffica di partenze mentre il conflitto è ormai a un punto di non ritorno. Altri 78 migranti in queste ore sono bordo del mercantile “Marina” in attesa di un porto. Secondo quanto avrebbe riferito la compagnia di navigazione privata, che ha preso a bordo i naufraghi, scarseggiano acqua e cibo e sei persone hanno bisogno di cure mediche urgenti. Pur essendo geograficamente più vicino a Lampedusa, il soccorso sarebbe stato coordinato da Malta. E così, ancora una volta, tra Roma e La Valletta è partito il solito braccio di ferro, proprio mentre a Malta infuria lo scandalo per i 12 migranti morti nella “Strage di Pasquetta”. Intanto alle 17 dal traghetto Rubattino, usato come nave quarantena al largo di Palermo, è cominciato lo sbarco dei migranti – 146 salvati dalla Alan Kurdi della ong tedesca Sea-Eye e i 38 della Aita Mari – che hanno completato il periodo di isolamento sanitario. L’operazione si è svolta lontano dalle telecamere. Si è appreso che al momento sono stati fatti scendere solo 33 minori non accompagnati, mentre il resto dovrebbe essere portato a entro la mezzanotte. Le procedure di identificazione e ulteriori verifiche sanitarie sono state ultimate. Il personale medico e sanitario della Croce Rossa, in tutto 26 operatori, ha lasciato il molo “Piave sud” mentre due pullman – uno proveniente da Benevento e uno da Salerno – sono stati fatti entrare nel parcheggio-stiva del traghetto. I migranti dal ponte principale hanno raggiunto i pullmann e sono in procinto di venire accompagnati in diversi centri di accoglienza. L’ulteriore permanenza a bordo della nave avrebbe esposto le autorità italiane al rischio di un esposto per illecito trattenimento, poiché per la maggior parte di essi la quarantena si è già conclusa alla fine della scorsa settimana e non risultano provvedimenti giudiaizri né di polizia per continuare a tenere gli stranieri sulla Rubattino. Dopo un iniziale tentennamento, che sembrava voler rimandare a domani lo sbarco degli adulti, la Prefettura ha deciso di completare le operazioni di fotosegnalamento e concludere lo sbarco prima della mezzanotte.