Famiglia Cristiana – 11 settembre 2016

Caro don Antonio, mi è dispiaciuto molto per le popolazioni colpite dal terremoto, che ha causato quasi trecento vittime innocenti. Sin da subito, i mass media hanno diramato appelli per sostenere le popolazioni; hanno sollecitato le donazioni di sangue, oppure di generi alimentari e coperte. Le vittime del terremoto hanno ricevuto di tutto, dal cibo ai giocattoli per i bambini, oltre alle offerte di soldi. Sono arrivati così tanti volontari che ne hanno dovuti respingere alcuni, sia perché non avevano una sufficiente preparazione, ma anche perché erano già in troppi. L’allarme sangue è rientrato quasi subito, visto che tantissima gente s’è prestata da ogni parte d’Italia. Infine, sono state allestite delle tendopoli che, nonostante il nome, sono ordinate, pulite, accoglienti. Si è pure pensato a qualche divertimento per i più piccoli, riuscendo con un po’ di fantasia a tenerli buoni e allegri.

Di fronte a tanta solidarietà, mi sono chiesta perché non si fa altrettanto con gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste? Quando questi arrivano non c’è nessuno che vada ad accoglierli e aiutarli. Tanto meno vengono inviati cibi e vestiti. È vero che si organizzano delle tendopoli, ma sono esattamente l’opposto di quelle descritte prima: disordinate, sporche, in mezzo al fango, tra topi e spazzatura. E neppure esenti da episodi di violenza. I soldi arrivano in ritardo, cifre miserrime, mentre per i terremotati sono già a disposizione venticinque milioni di euro. Sovente agli immigrati scarseggia il cibo o l’acqua; tanti dormono praticamente per terra, senza nulla per coprirsi. E non hanno niente da fare tutto il giorno. Insomma, non che i terremotati facciano una gran bella vita, ma vivono sicuramente in condizioni migliori.

Quando, poi, guardo la Tv, sono demoralizzata dai discorsi dei politici: parlano tantissimo, ma non sanno minimamente che significhi agire. Certo, il nostro presidente del Consiglio ha trovato il tempo per andare a incontrare le popolazioni colpite dal sisma, ma non so se ha mai visitato un centro accoglienza per migranti. Anche se sono giovanissima, ne ho già le tasche piene di questi politici che non sanno far altro che parlare.

Un’ultima cosa: non vorrei essere equivocata e ci tengo a precisare che le ho scritto per far aprire gli occhi alla gente su altri drammi, come quello degli immigrati. Ma sono vicinissima al grande dolore delle popolazioni colpite dal terremoto.

Una ragazza preoccupata     

Nessun equivoco, cara “ragazza preoccupata”. Chi ha sensibilità e cuore tenero come il tuo si prende cura del dolore e del dramma di ogni essere umano, qualunque sia la causa che genera atroci sofferenze e gravi lutti. Spesso, però, l’impatto emotivo fa la differenza, amplificato dall’intervento dei mass media. Un terremoto ci coglie di sorpresa; allo sbarco di migliaia di profughi con il loro fardello di dolore ci abbiamo fatto l’abitudine. Alcune tragedie sono limitate nel tempo e ristrette nel territorio, altre giungono da lontano e durano anni, Alcune sono causate da eventi naturali, cui non sempre è possibile porre rimedio; altre sono opera della malvagità umana, come le guerre, cui sarebbe possibile porre fine, se solo lo si volesse. Basterebbe mettere intelligenza e cuore a servizio del bene comune e della vita, piuttosto che tenerli  soggiogati al potere del “dio denaro”, cui si sacrifica tutto.

Non c’è dolore che si possa opporre ad altro dolore. Le lacrime di chi soffre sono tutte uguali, non importa il colore degli occhi da cui sgorgano. La stessa solidarietà, se genuina, non discrimina nessuno, anche se differenti sono i modi della prima emergenza da quella a lungo termine. A chi specula sulla contrapposizione di trattamento riservato agli immigrati e alle vittime del terremoto, non interessa nulla né degli uni né degli altri. Alimenta soltanto misere e sterili polemiche, per lucrare consensi di bassissima lega.

In momenti di drammatica emergenza come il terremoto, trovo indecenti e disumane le affermazioni di coloro che dicono: «Fuori gli immigrati dagli alberghi di lusso, prima gli italiani e gli sfollati del terremoto». Luoghi comuni, per lo più senza alcun fondamento reale, che rimbalzano per sentito dire o via Web, senza alcun riscontro con i dati di fatto. Quel che è sicuro è che chi urla contro gli immigrati, non s’è affatto rimboccato le maniche per aiutare i terremotati. Diversamente da quel centinaio di profughi della Calabria che si sono resi disponibili e hanno offerto la loro diaria giornaliera. Certo, una piccola cifra, ma simbolica come l’obolo della vedova, per ricambiare la solidarietà ricevuta con l’accoglienza.

Papa Francesco ha a cuore il dolore dei terremotati e intende portare, quanto prima, il suo conforto diretto alle popolazioni. Allo stesso modo si preoccupa di altri drammi. Per questo, sia pure a tempo determinato, ha voluto dirigere personalmente la sezione del nuovo organismo vaticano che si occuperà di migranti e rifugiati. Un esempio di ampia solidarietà da seguire.

Don Antonio Sciortino