di Alberto Caprotti , Avvenire – 26 dicembre 2015

Blocco del traffico a Milano, da lunedì e per tre giorni. Targhe alterne a Roma. Divieto di cuocere la pizza se il forno è a legna a San Vitaliano (Napoli). Regalandosi un florilegio di soluzioni più o meno inutili e pittoresche, l’Italia ha deciso che l’inquinamento non è uguale per tutti. E che di conseguenza si può combattere (o fingere di farlo) in modi molto diversi.
Non c’è limite all’ordinanza. L’unica trasversalità condivisa è la logica dell’emergenza, quella che non scatta dopo un’ora dal superamento delle soglie massime di inquinamento consentite per legge ma – come è accaduto a Milano – dopo 31 giorni consecutivi di allarme. Così, a traffico per shopping natalizio archiviato e prima dell’intoccabile movimento di fine anno, auto private ferme da domani a mercoledì, dalle 10 alle 16. Con la città poco affollata, le scuole chiuse, e in orari d’ufficio, in modo da consentire alla quasi totalità di chi va a lavorare di utilizzare comunque la macchina. Quasi a voler disturbare il meno possibile.
Milano così vivrà sei ore al giorno di relativo deserto, del tutto inutili ma buone per salvare la coscienza di chi deve dimostrare che “qualcosa si fa”. Prima di ridursi alla danza della pioggia, assente ingiustificata e colpevole di questa sporca storia di polveri sottili. Nella città che solo pochi giorni fa è stata definita la seconda “più vivibile d’Italia”, viaggerà liberamente solo chi è in possesso di deroga, di auto elettriche, e di quelle ibride. Oltre alle vetture del car sharing, quasi tutte alimentate a benzina ma che evidentemente secondo il Comune non inquinano. Forse perchè ognuna di loro garantisce 1.100 euro di introiti annui a Palazzo Marino.
È solo una delle incongruenze di un Paese che non ha mai affrontato in modo serio e sistematico quello che è da tempo un allarme sociale. E che ha deciso di prendersela sempre e solo con le automobili, fermandole anzichè incentivare una politica di sostituzione con modelli ecologici delle 10 milioni di vetture con più di 14 anni ancora circolanti. Bersaglio facile comunque, anche in presenza di studi autorevoli secondo i quali gli scarichi prodotti dalle auto private sarebbero responsabili di appena il 9% dell’inquinamento causato dal traffico, che a sua volta rappresenterebbe il 26% dell’inquinamento atmosferico complessivo.
La stessa Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, che monitorizza lo smog attraverso le sue centraline, ha più volte sottolineato che a Milano il riscaldamento è responsabile del 30 per cento del Pm10 emesso in città, che in inverno arriva al 40 per quanto riguarda le emissioni di ossidi di azoto, gli stessi che in percentuali risibili negli Usa sono costati tanti guai alla Volkswagen. Da noi invece migliaia di caldaie a gasolio (sono ad esempio ancora quasi un terzo del totale quelle che alimentano gli impianti centralizzati dei condomini a Milano) continuano a produrre un’enormità di polveri sottili, addirittura 24 volte quanto un impianto a metano. Ma bloccare una caldaia, non si può. E cambiarla costa. Come il senso civico di molti di noi, che non ci preoccupiamo più di tanto se migliaia di negozi in questi giorni tengono il riscaldamento al massimo e contemporaneamente le porte spalancate sulla strada. Contraddizione alla quale più volte varie amministrazioni hanno chiesto di porre rimedio, senza risultato alcuno.
Intanto i Comuni chiedono provvedimenti alla Regione, la Regione sollecita un piano del governo, il governo presenta inconsistenti decaloghi.
L’unica strategia condivisa è quella dello scarica-responsabilità. Oltre all’invito ad usare i mezzi pubblici. Come ha fatto e fa Roma, dove il giorno di Natale però la metropolitana ha chiuso alle ore 13. Macchinisti in vacanza, e tutti a piedi. Un trionfo.
È solo l’ultima genialata della Capitale che, dopo aver annunciato il blocco totale delle auto per lunedì come a Milano, ha ritrattato poche ore dopo la decisione ritenendo il sistema delle targhe alterne più consono da un punto di vista costi-benefici. Risultato sinora ottenuto: inquinamento identico a quello dei giorni di traffico normale. E una quantità di auto per le strade apparentemente simile, per la semplice ragione che nessuno (o quasi) controlla le targhe e punisce i trasgressori.
Eppure, davanti ai tanti morti per patologie legate ai veleni e agli inquinanti dell’aria, servirebbe davvero una terapia seria e ragionata, in grado almeno di evitare la giostra impazzita di rimedi “fai da te”. Dall’ordinanza che invita i sindaci a vietare i fuochi artificiali a capodanno (Regione Lombardia), a quella che consente solo i passeggini con sedile ad almeno 50 cm dal suolo, per evitare ai bambini di respirare i gas di scarico (Acerra). Fino alla pizza nel forno a legna vietata a San Vitaliano. Ora è a rischio anche il falò della Befana a Rovigo, notoriamente molto inquinante: per accendere il fuoco il 6 gennaio servirà una deroga speciale. Viva l’Italia.