di Marco Tarquinio

Avvenire – 14 settembre 2019  

Nessuna presa in ostaggio, finalmente. Esitazioni, calcoli, trattative romane e inter-europee dietro le quinte, sì. E questo ci sta pure. Ma niente più giochi di parole e di (pre)potenza sulle teste di esseri umani in fuga dalla Libia e salvati in mare da una nave della nostra Guardia costiera o dall’imbarcazione di un’organizzazione umanitaria. E niente avvisi di garanzia e notifiche di sequestro del mezzo a chi si è adoperato perché nessun altro perdesse la vita. Era ora.

Sabato la “Ocean Viking” ha potuto far approdare a Lampedusa il suo dolente piccolo-grande carico di umanità: 82 uomini, donne e bambini. Con un volontario e volenteroso anticipo di revisione delle sballate regole di Dublino (quelle che inchioderebbero nel Paese di primo approdo tutti i richiedenti asilo), soltanto un quarto di loro resterà in Italia, le domande di asilo dei tre quarti restanti saranno invece valutate in pochi altri Stati dell’Unione Europea, in prima fila Germania e Francia, i due Paesi che già ci precedono nella classifica dell’accoglienza dei rifugiati (1.100.000 in terra tedesca, quasi 460mila in terra francese, circa 300mila nel Bel Paese). Infuria, però, la solita guerra di parole. E anche questo ci sta. Ognuno può dire la sua, possibilmente con rispetto per persone e fatti. L’importante è che le parole d’ora in poi la smettano di far male alla gente, e soprattutto ai più deboli e ai più manipolabili. Perché anche in tempi come questo, quando ci si vorrebbe far credere a tutto e al contrario di tutto, il male esiste così come esiste il bene. E ci sono cose che sono certamente bene e cose che sono altrettanto certamente male. Per tutte quelli che hanno coscienza e cuore, credenti e non credenti, di sinistra o di destra, moderati o radicali. È da questa consapevolezza del bene e del male che discendono i princìpi. E in Italia, si spera, ora i princìpi tornano a valere tutti. Anche quel principio per cui a nessuna persona in pericolo un Paese civile nega soccorso e un luogo sicuro di prima accoglienza. Un principio solare, che ha come conseguenza diretta, ma anche in qualche modo come premessa essenziale, il fatto che il colore della pelle delle persone in pericolo, la loro condizione economica, il loro status giuridico non possono influire su questa umana dedizione e non devono mai vanificarla.

Il principio del soccorso e dell’accoglienza, secondo umanità e ragionevolezza, è un principio così elementare che a qualcuno è sembrato superfluo, a qualcun altro superato e qualcun altro ancora, proprio qui in Italia, degno di essere “sporcato” (cioè criminalizzato) da norme senza luce e senza alta legalità, norme scritte con la stessa cattiva intenzione di certi scarabocchi sui muri e sui monumenti che marcano in modo quasi animalesco il territorio e insudiciano le nostre città. Le hanno inserite in decreti chiamati “sicurezza”. Non finiremo mai di vergognarcene. E non verrà mai troppo presto il giorno in cui le cancelleremo, ripulendo idealmente i muri d’Italia. E le porte e le finestre che ogni muro deve avere.