di Ilaria Solaini

Avvenire – 20 novembre 2015  

     

Più di 15mila minori stranieri non accompagnati sono presenti nel territorio italiano, di essi 5.588 hanno fatto perdere le loro tracce rendendosi irreperibili agli enti che li avevano in tutela. I dati sono contenuti nel dossier della Caritas di Roma, dal titolo “Le difficili sfide dei minori stranieri non accompagnati nel percorso di crescita e di integrazione”, presentato in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia.

Secondo il Rapporto del Ministero dell’Interno, i minori non accompagnati sbarcati sulle coste italiane erano stati oltre già 13mila nel 2014. E di almeno 3700 minori non accompagnati nel 2014 si erano perse le tracce.

Migrantes: ancora prima accoglienza inadeguata

«Non siamo ancora riusciti a dare a tutti ugualmente una tutela e un accompagnamento personale, ma soltanto 1 minore non accompagnato su 5 è in una struttura dello SPRAR – ha spiegato il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego -. I circa diecimila minori non accompagnati sono accolti nella maggioranza dei casi in strutture di prima accoglienza inadeguate, contrariamente a quanto stabilito dal Patto Stato e Regioni del 2014: oltre 3000 in Sicilia, oltre la metà in sole tre regioni (Sicilia, Calabria e Puglia)».

Dall’Egitto i minori stranieri non accompagnati

Tra i giovanissimi, un caso particolare è quello dei minori egiziani, presenti in Italia in 2.047, di cui praticamente la metà (1.182), irreperibili. Il dossier , dedica uno speciale approfondimento sulla comunità dei giovani egiziani a Roma, presenti in 969 nei Centri di Accoglienza per minori non accompagnati, la metà del totale dei minori accolti nelle strutture della Capitale. Sono giovani con un’età media di arrivo inferiore ai 16 anni, un quinto dei quali con un’età compresa tra le 12 e i 14 anni. La regione di provenienza è principalmente Gharbeya, una zona a nord della città del Cairo, densamente popolata. Negli ultimi mesi sono stati accolti diversi ragazzi provenienti anche da Mansura e Dakahlia, arrivati tutti via mare, seguendo due rotte: direttamente da Rashid o da Baltim verso la Sicilia.

Cosa li spinge in Italia?

Un quarto dei ragazzi egiziani “intervistati” nei centri Caritas ha dichiarato di avere parenti entro il quarto grado già presenti in Italia (la comunità egiziana conta 135mila presenze in Italia). La maggioranza è venuta in Italia per volere dei genitori; alcuni hanno dichiarato di essere partiti per raggiungere gli amici. La speranza è di trovare un lavoro grazie anche alla rete familiare e dei connazionali della città, con l’obiettivo di inviare soldi in patria e ripagare il debito contratto per il viaggio dell’ammontare circa di 3mila euro, che deve essere saldato quanto prima. L’ansia legata al mandato è un fardello pesante e in alcuni casi si aggiungono le paure legate alle gravi ripercussioni che potrebbero subire le loro famiglie in caso di mancato risarcimento del debito. Perlopiù sembrano disorientati e psicologicamente non preparati al percorso intrapreso, anche per la loro giovane età.

Come prevenire lo sfruttamento dei minori

Nel dossier della Caritas di Rom è presente il richiamo “a investire risorse per favorire l’integrazione e creare le condizioni per cui l’arrivo di queste nuove energie sociali rappresenti uno stimolo e un’occasione per i minori migranti stessi e per la società che li ospita di evolvere in meglio”. Per la Caritas non c’è un intervento che da solo possa tutelare e promuovere lo sviluppo della crescita, contrastando lo sfruttamento dei minori non accompagnati in generale e di quelli di nazionalità egiziana nello specifico. Si rendono necessari una pluralità di azioni a differenti livelli: politico, giuridico, sociale, educativo.