Misna – 4 settembre 2015 

“Qui gli immigrati sono sistemati in quelli che un tempo funzionavano come alberghi: i politici raccolgono consensi, gli albergatori hanno i compensi assicurati e sono tutti contenti. Tutti meno i migranti e i rifugiati, che vengono abbandonati a loro stessi. Senza lavoro, senza prospettive. Poi dici: vogliono andare tutti in Germania. E certo, lì almeno i programmi per l’integrazione ci sono. Ti insegnano la lingua, ti aiutano a trovare lavoro..”. Padre Antonio Guarino, missionario comboniano, quindici anni in Africa tra Zambia, Malawi, Uganda e Kenya è un fiume in piena. La MISNA lo ha raggiunto a Castelvolturno dove lavora, con il centro Fernandes della Caritas locale, per l’accoglienza a immigrati e rifugiati in quella casertana, la più ‘africana’ tra le provincie campane.

“Qui a Castelvolturno  gli stranieri sono 14.000 su 22.000 abitanti, per il 75% si tratta di nigeriani. Praticamente un pezzo di Africa nel bel mezzo dell’Italia” racconta, “e lo sa qual è la cosa bella? Che in molti ci dicono: si stava meglio 20 anni fa. Qui c’è gente che è arrivata giovane ed è invecchiata con noi. Hanno visto il progressivo degrado, l’abbandono del territorio da parte delle istituzioni, della politica e l’ espandersi della criminalità e del malaffare”.

In questi giorni di polemiche, distinguo, proclami e j’accuse sul fenomeno dei flussi migratori, alimentati da foto e immagini che sembrano aver finalmente scosso un’opinione pubblica troppo a lungo intorpidita, i comboniani di Castelvolturno continuano la loro opera lontano da frastuoni e clamore.

“La questione dei migranti è divenuta ostaggio della politica – osserva padre Antonio – che ora fa a gara per mostrarsi meno inumana e giustificare leggi ed errori, orrori verrebbe da dire, che hanno portato al caos attuale. La verità è che non c’è una reale volontà politica di accogliere chi arriva da noi fuggendo le guerre e i conflitti e questo, chi lavora sul territorio, lo vede benissimo. In questo territorio, purtroppo, non sono state investite forze sufficienti per creare le condizioni adatte a gestire il fenomeno migratorio. Eppure qui arrivano tanti fondi sui quali sono in tanti a voler mettere le mani”. Le uniche realtà che esistono sono le piccole esperienze di associazioni o quelle delle chiese.

“Lei ha mai sentito il commento di un immigrato su quanto accade? No, certo. Perché nessuno li interpella mai sull’argomento, come se la cosa non li riguardasse, come se non avessero niente da dire. E invece di cose da dire ne avrebbero e tante, soprattutto sul come aiutarli ‘a casa loro’ come propone qualcuno. Per questo il Centro Fernandes e i comboniani stanno organizzando, il prossimo 18 settembre una Tavola rotonda sul tema dell’immigrazione a cui interverranno esperti, addetti ai lavori, ma soprattutto loro, i migranti.

I politici, aggiunge il missionario “hanno parlato fin troppo. Adesso, sarebbe il caso che ascoltassero. I migranti, ma non solo. In alcuni paesi europei la gente è scesa in piazza per dire che bisogna aprire le porte a i rifugiati. Forse adesso qualcosa sta cambiando perché le immagini dei civili in fuga che muoiono per cercare rifugio sulle nostre coste sono diventate intollerabili. Ma si doveva per forza arrivare a questo? L’indifferenza di cui questa gente è stata ed è tuttora oggetto è solo una forma più raffinata di razzismo”.