di Ilaria Sesana, Avvenire – 31 dicembre 2015

Poco più di un mese fa, Medici senza frontiere aveva denunciato le condizioni «inaccettabili » dell’accoglienza dei migranti nel Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Ieri l’associazione umanitaria ha annunciato l’uscita dal Cpsa e la fine dei suoi progetti di supporto psicologico nei Centri di accoglienza straordinaria nella provincia.
«Un sistema di accoglienza inadeguato limita l’efficacia del nostro lavoro », sintetizza un tweet dall’account dello staff siciliano di Msf. L’organizzazione ritiene che il centro di Pozzallo non offra le garanzie minime per una collaborazione efficace. «Nonostante le nostre richieste, le condizioni precarie e poco dignitose in cui vengono accolti migranti e rifugiati appena sbarcati rischiano di rimanere la realtà del futuro », commenta Stefano di Carlo, capo missione Msf in Italia.
Sovraffollamento, scarsa informazione legale e mancata tutela dei diritti dei migranti sono gli elementi su cui Medici senza frontiere aveva già espresso pubblicamente le proprie critiche. Ma dalle istituzioni, locali e nazionali, non è mai arrivata una risposta concreta per affrontare la situazione. E nemmeno è stata mai espressa volontà di farlo. «Abbiamo segnalato le diverse criticità sulla gestione del centro, anche durante un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta – aggiunge di Carlo –. Abbiamo chiesto un maggiore coinvolgimento da parte delle autorità per cambiare le politiche di accoglienza, ma nulla si è mosso». In queste condizioni è maturata la sofferta decisione di abbandonare il progetto.
«La nostra capacità di offrire una risposta efficace ai bisogni medici e psicologici delle persone vulnerabili, come le donne in gravidanza, i minori e le vittime di tortura, è estremamente limitata», aggiunge di Carlo. E così dal prossimo primo gennaio, una ventina di persone (tra medici, infermieri, psicologi e mediatori culturali) lascerà il Cpsa di Pozzallo e chiuderà il progetto di supporto psicologico in 16 centri di accoglienza straordinaria sparsi in tutta la provincia di Ragusa. «Nelle prime settimane dell’anno saremo comunque ancora qui per consentire il passaggio di consegne con le autorità sanitarie locali», assicura il responsabile di Msf. Inoltre, l’organizzazione umanitaria continua a essere presente in Sicilia all’interno di progetti di supporto psicologico nei centri di accoglienza delle province di Catania e Trapani. Un’uscita di scena che avviene in un momento particolarmente delicato.
Pozzallo, infatti, è stata individuata quale sede di uno dei futuri hotspot che il governo dovrà attivare per dare attuazione al piano di ricollocamento dei profughi voluto da Bruxelles. «Si parla molto degli hotspot ma ancora non sappiamo come verranno implementati», puntualizza di Carlo. Durante il 2014 e il 2015 si sono registrati numeri da record negli sbarchi sulle coste italiane. Il timore è che «al di là del cambiamento di nome in hotspot, il modello di gestione dell’accoglienza non cambierà con il nuovo anno. E continueremo a vivere le stesse criticità – conclude di Carlo –. Il nostro timore è che manchi la volontà politica per sviluppare una risposta più strutturata sull’accoglienza. Ma si continuerà a offrire una risposta emergenziale».