Ormai siamo abituati liturgicamente che dopo la Pasqua viene l’Ascensione, dopo l’Ascensione viene la Pentecoste, dopo la Pentecoste viene la Santissima Trinità, dopo la SS. Trinità viene il Corpus Domini,  e così via. Però non so veramente quanto, (chiaramente questo è un esame di coscienza che ho fatto su me stesso), siamo consapevoli del significato vero , profondo di questa festività dell’Ascensione, perché penso che sia più facile capire la Pasqua: Gesù era morto ed è tornato a vivere. E’ anche facile capire la Pentecoste: lo Spirito Santo per la prima volta  viene sugli Apostoli, ma l’Ascensione al cielo la confondiamo a volte con una specie di Assunzione, come quella della Madonna. Quello che è avvenuto in realtà  non lo sappiamo; sappiamo solo questo: dopo quel fatto Gesù non è più apparso visibilmente ai suoi discepoli, agli apostoli, si è sottratto allo loro vista. Da quel momento in poi, gli apostoli hanno dovuto incontrare Gesù altrove, non più quindi nella Sua sostanza fisica, perché sebbene gloriosa e risorta tuttavia era quella con la quale loro si erano rapportati, quando Gesù era in vita. Ora devono entrare anch’essi in un’altra dimensione, devono entrare, per incontrare Gesù, in un altro ambiente che, non è più quello esterno, quello esteriore, ma quello interiore e spirituale. Gesù è come un attore che si ritira dal proscenio quando cambia la scena, ma rimane dietro le quinte, continuando a far parte di ciò che accade in teatro. Egli rimane l’attore principale su cui è fondato tutto lo spettacolo. Entra in scena però un altro attore importante che è lo Spirito Santo. Gesù ha ritirato la Sua presenza visibile per lasciare lo spazio allo Spirito Santo che è arrivato subito dopo, di cui celebreremo la festa domenica prossima. Pur sottraendosi alla vista dei suoi discepoli non si è però allontanato da loro, perché è rientrato nel cuore di Dio, della Santissima Trinità, portandovi anche  il corpo fisico risorto. Ma proprio per questo allora, Lui è anche entrato, rientrato, forse entrato completamente e definitivamente nel cuore dell’uomo, la dove abbiamo detto le settimane scorse, Dio particolarmente risiede. Allora la festa dell’Ascensione non è un allontanamento, ma è un avvicinamento, Gesù che è asceso non abbandona, ma per la prima volta entra dentro il credente e lo rende come Lui, cammina con Lui e quello che fa il credente è quello che fa Lui, quello che fa Lui è quello che fa il credente! Ecco perché molte volte noi perdiamo l’orientamento spirituale. Perché noi vediamo Gesù,  ma lo vediamo lontano da noi e pensiamo che arrivare da Lui sia soltanto compito nostro, affidato alle nostre fatiche, ma non c’è niente di più sbagliato di questo. Perché Gesù in realtà sta dentro di noi, e per arrivare a Lui non dobbiamo far altro che acconsentire a lui, alla Sua volontà. Vorrei presentarvi una immagine che ci offre oggi la parola di Dio. E’ l’immagine della nube. Della nube? Voi direte: ma che c’entra? Allora io vi invito a pensare ad altri momenti nella Scrittura in cui si parla della nube. Molte volte Dio si manifesta agli ebrei nella nube. Nel Battesimo al Giordano Dio parla dalla nube. Ma c’è un altro momento in cui ci si ritrova dentro la nube, e dentro la nube Dio parla, ed è il momento della trasfigurazione sul Tabor. Si dice che gli Apostoli che stavano con Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, cominciano a dire: Signore stiamo qui, è molto bello! l’Evangelista dice che non sapevano quello che dicevano, in realtà non potevano stare lì, in realtà dovevano ritornare nella vita, perché il cristiano è fatto per la vita di tutti i giorni. Però viene una nube che li avvolge tutti quanti, sia Gesù, sia i tre Apostoli, sia i due del Vecchio Testamento Elia e Mosè che parlavano con Gesù. Li avvolge tutti e una voce uscì dalla nube e disse: Questo è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo! Il padre parla nella nube, questa volta è una nube che sottrae Gesù dalla vista dei suoi apostoli, poi tante altre volte come ho detto nella Sacra Scrittura, ritroviamo questa nube. Ma che cos’è questa nube , pensiamoci un attimo, la nube che vi fa pensare, una nube che scende, come quando scende la nebbia o quando sale, dipende o che venga dal monte o che venga dal piano, dal fiume, cosa succede? Tutto viene avvolto in una certa oscurità, tutto viene avvolto in un ambiente più ovattato. Non ci piace la nebbia, però magari serve per andare più piano, Dio la benedica no? In realtà la nebbia rallenta i nostri movimenti, crea un clima, crea una situazione, che da una parte ci fa rientrare dentro di noi. Il grave peccato di uomini moderni è che siamo sparati verso l’esterno. Voi mi dite: ma che vuol dire questo quando dici siamo sparati? ma ci rendiamo conto che non abbiamo più tempo di fare niente, non ci bastano le ore, non ci bastano i giorni, non ci bastano i minuti, siamo incavolati sempre perché abbiamo tanto da fare, perché? Perché qualcuno ci ha sparato, chi ci ha sparato fuori, noi stessi e siamo come proiettili e quando colpiamo qualcuno o lo ammazziamo o ci manca poco , perché noi andiamo come treni. Invece la nube ci riporta dentro, ci aiuta a ritornare dentro, a guardare dentro, dove sta la sede di Gesù, la casa di Gesù è dentro di noi. Allora ci sono delle nubi ordinarie e delle nubi straordinarie. Le nubi ordinarie sono quelle che il Signore ci ha dato ordinariamente nella fede. Una è la preghiera. Non mi venite più a dire che “la sera non prego” perché mi addormento. Ti addormenti perché il letto è fatto per dormire, non è fatto per pregare. Ma durante la giornata hai trovato lo spazio per ritrovarti solo con il Tuo Signore? La Messa è un’altra nube che il Signore ci mette a disposizione per raccoglierci, siamo avvolti dal clima di preghiera, dal tempio fatto di mattoni, e di pietre. Lo dobbiamo sfruttare bene questo tempo. C’erano dei santi che  si fissavano all’inginocchiatoio e non si riusciva a portarli via. Se finissimo la messa all’una quante ne diremmo! Quando veniamo in chiesa non dobbiamo avere fretta. Io sto con l’amore mio, con l’amore mio. E’ una questione d’amore, è una questione d’amore, e questa è un’altra nube, poi ce ne sono altre e l’amore ai fratelli, l’amore per la comunità. Che dice Gesù agli Apostoli quel giorno? Andate a Gerusalemme, non vi allontanate dalla città fino a che non è arrivato lo Spirito, ve lo dico io quando è il momento. La vita Cristiana deve essere, è anche coccolata, guidata, seguita dalla comunità, anche corretta, oserei dire, anche corretta, quando il Pastore dice: questo non si deve fare, subito permalosi come siamo, da tutti cicchetti, da sempre cicchetti, magari me lo fate scrivere anche dal Vescovo, per stare attento a non essere troppo duro. Lo amiamo o no Gesù? Se lo amiamo dobbiamo fare quello che Lui ci chiede, poi ci sono le nubi quelle straordinarie, la sofferenza, una malattia, un fallimento non deve essere motivo per disperdere la mia spiritualità, ma deve essere motivo per approfondirla, per rientrare dentro. Per domandarmi per chi faccio le cose, per apparire, per essere bello, per essere applaudito, oppure lo faccio per il Signore, per il mio amore, per il mio amore. Concludo dicendo a voi e a me, cari cristiani dobbiamo affinare la nostra spiritualità. L’Ascensione oggi ci parla di una vera spiritualità, ognuno di noi deve sensibilizzarsi sul fatto che Gesù sta dentro e per essere cristiani bisogna amarlo più di tutto, e più di tutti.