Alla fine del Suo Vangelo Giovanni ha l’accortezza e la premura di avvisare i suoi lettori che ciò che lui ha riportato è soltanto una parte di quello che Gesù in realtà fece alla presenza dei suoi discepoli. Quello che lui ha riportato però basta ed è l’essenziale per credere in Gesù, e per ottenere la salvezza per mezzo di Lui. E’ questo il significato delle ultime parole che abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Giovanni, come se Giovanni dicesse: “Ho scritto qualcosa e questo qualcosa vi basti per credere nel Signore”.

Partendo dal vangelo dunque potremmo scegliere di svolgere una riflessione su un argomento di quelli che in questo piccolo brano ci sono offerti, invece vorrei presentarvi tutto il ventaglio delle verità che attraverso questo breve racconto ci si propongono. Iniziamo dalla prima, la pace, quella vera, è dono di Gesù Risorto! Per quanto gli uomini possano sforzarsi a realizzare la pace, essi la realizzeranno soltanto in parte se non lavorano insieme al Signore. Gesù, apparendo ai suoi discepoli per due volte la sera di Pasqua, lo dice, e anche la settimana dopo, quando ritorna, dirà: ”pace a voi”, ”pace a voi”. La pace non è assenza di guerra, quella gli uomini possono anche realizzarla da soli, ma la pace vera è riconciliazione con Dio prima di tutto, fare la pace con il Signore. Pace tra l’uomo e il Signore, tra gli uomini, e anche  con se stessi. Se non si è in pace soprattutto con Dio e con se stessi non si può pensare di realizzare la pace con gli altri; sarà sempre una pace provvisoria, una pace zoppa.

Lo Spirito Santo è dono del Signore Risorto. Per Giovanni non bisogna aspettare la Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, per ricevere lo Spirito Santo, ma sarà Gesù morto e Risorto , che porta lo Spirito Santo in mezzo alla Sua Chiesa. Se è vero che lo Spirito Santo è frutto dell’amore tra Dio e il Padre è vero che nel momento culmine dell’amore che Dio ha avuto nei confronti del Padre e nei confronti dell’uomo, scaturisce ed inizia la sua attività lo Spirito Santo di Dio. I Padri della Chiesa, questi antichi pensatori della Chiesa, dicevano che addirittura sulla Croce Gesù ha effuso lo Spirito Santo. Infatti, ci viene detto dai Vangeli che Gesù emise lo Spirito, si può anche tradurre che Gesù effuse lo Spirito. Lui stava amando al massimo delle possibilità il Padre e gli uomini ed è per questo che in quel momento è stato capace di effondere su di noi lo Spirito Santo. Voi direte che questa è soltanto una questione teologica. Importante è che lo Spirito Santo sia stato effuso sulla Chiesa. Ciò non è vero perché se pensiamo che lo Spirito Santo è arrivato solo cinquanta giorni dopo, potremmo pensare che in quei primi cinquanta giorni della vita della comunità, lo Spirito Santo non fosse stato presente, e i discepoli si sono dovuti reggere sulle loro sole forze! In realtà lo Spirito Santo era già presente, lavorava con loro e la conversione di  Tommaso a Cristo Risorto non è altro che l’opera interiore dello Spirito Santo, che Gesù aveva già effuso sulla Chiesa.

E passiamo appunto a Lui, a Tommaso, alla sua vicenda. Quando Gesù appare la sera di Pasqua non è presente insieme agli altri nel Cenacolo, e incontrando più tardi i suoi colleghi non crede alla loro testimonianza. “Abbiamo visto il Signore” e lui risponde: “se io non metto le mani nel costato nelle ferite, non tocco, non guardo, non sperimento fisicamente, potrei dire scientificamente, la presenza del Signore Risorto. Se non sperimento che è lo stesso che è stato crocifisso, che io ho visto crocifiggere, non credo”. La settimana dopo il Signore con tanta delicatezza e con tanta attenzione, proprio nei confronti di chi ha una Fede più fragile, si presente di nuovo in mezzo agli Apostoli e dice a Tommaso: “tocca, guarda, vedi, sperimenta, ma ricordati non devi essere incredulo, ma credente, ricordati anche che chi crede senza vedere è molto più avanti di te, tu hai avuto bisogno di sperimentare”. Il Signore ci vuole dire una cosa importantissima, che è quello che poi ci dice spesso anche nel Vangelo, per credere non bisogna vedere, sperimentare. La Fede e la scienza sono su due piani diversi, però non possiamo pensare di credere di voler credere solo vedendo qualche prodigio. Oggi c’è la moda, la ricerca del prodigio, del sensazionale. Gesù ci ricorda stamattina che l’unico luogo vero, autentico, garantito da Lui, in cui noi possiamo credere è la comunità cristiana nella quale siamo stati chiamati a vivere e che si rende presente nella celebrazione. La celebrazione è quella domenicale dell’Eucarestia, in cui Lui Gesù Risorto si fa presente, si fa toccabile, si fa mangiabile. Da una parte noi dobbiamo abbandonare la moda del desiderio che c’è nella gran parte del popolo cristiano di andare a smangiucchiare a destra e a sinistra per restare colpiti da qualche cosa, chissà poi da che cosa? E secondo però non è che noi non dobbiamo vedere niente, qualcosa lo dobbiamo vedere, e dobbiamo vedere la comunità cristiana unita, che si ama, che genera nella comunione fraterna dell’Eucarestia e ad essa, alla comunità cristiana si deve manifestare il Signore Risorto. Voi potreste dire: “io in parrocchia non trovo niente, non mi dà nulla, non provo sensazioni”. A parte il fatto che la Fede non è una sensazione dell’anima, una emozione. Stateci attenti, perché tante volte quando ci viene da piangere per il Signore non è che quella sia la Fede autentica! La fede è garantita dalla frequentazione della mia  la comunità, e se la comunità non mi da niente forse è anche per colpa mia, perché la mia presenza è a pezzi e bocconi! A pezzi e bocconi, cioè una domenica si e due no! Perché Tommaso era incredulo? Perché non c’è stato quella sera di Pasqua insieme ai suoi amici? Perché non c’è, è andato a spasso per conto suo! Che problema avrà avuto Tommaso per non essere lì presente, ha trovato difficoltà a credere perché non è stato presente fin dall’inizio nella sua comunità: questa è la verità. Quando si dice di avere molte difficoltà a credere, ci si deve domandare se si è costanti nella pratica religiosa, nel frequentare la Messa della Domenica. Siamo costanti? Perché qui nella Messa della Domenica c’è la Parola viva di Gesù. In questo momento abbiamo sentito non solo le Scritture, ma anche la mia Parola che non è la mia, ma è quella di Gesù. La voce è la mia, ma la Parola no. Hai difficoltà a credere perché probabilmente non frequenti la tua comunità in maniera assidua, pensando che basta per la tua devozione ogni tanto partecipare alla Messa della Domenica.

Passiamo ad un altro concetto, un’altra verità molto importante. Il Vangelo di Giovanni dice: “la sera di quel giorno, il primo della settimana”, che sarebbe stata la sera di quel mattino in cui le donne erano andate al sepolcro, ed avevano trovato il sepolcro vuoto. Cioè la mattina della Risurrezione, la prima Domenica della storia. La Domenica è la vera Pasqua. Ieri sera siamo stati ad una assemblea sulla Famiglia e il Cardinale ci ha detto che la Pasqua settimanale è molto più antica della Pasqua annuale. I cristiani celebravano la Pasqua tutte le Domeniche, e tutte le domeniche era un gran festa, una grande solennità. Oggi invece siamo tornati un po’ indietro e come gli Ebrei consideriamo la domenica il settimo giorno, il giorno del riposo. La domenica è anche il giorno del riposo, ma non solo. In realtà per noi cristiani è il primo giorno della settimana  perché Gesù Risorto ci dà una vita nuova, una storia nuova, e ci dà la Grazia di cominciare un cammino  nuovo. Se manca la celebrazione di questo giorno, io vivo male tutta la settimana. Il Cardinale citava i martiri di Abitene: quando questo gruppo di cristiani di questa cittadina africana furono portati davanti al Giudice, il Giudice disse loro: “non sapevate che il Governatore ha vietato pena la morte qualsiasi vostra riunione, qualsiasi vostra celebrazione?”. Erano stati presi in flagrante a celebrare la Messa nel giorno di Domenica. Essi risposero tutti in coro: “certo che lo sapevamo, ma senza la Domenica noi non possiamo vivere!” Quando mai ci passa per il cervello che se saltiamo una domenica, se lavoriamo di domenica, senza pensare e vivere in questo giorno la Risurrezione del Signore, in realtà ci condanniamo a morte?

La domenica è il primo giorno della settimana, cioè il più importante, il capofila, il primo, il capotreno colui che trascina tutti gli altri giorni, è questo che doveva capire Tommaso, cosa che poi ha capito ed è andato a Messa tutte le Domeniche.

Sono tante riflessioni che abbiamo fatto e che potremmo fare e molte di più sono le cose che il Signore Gesù vuole insegnarci. Tra l’altro ci sarebbe anche l’istituzione del Sacramento della Confessione di cui parlare e che non ho detto: “a chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete non saranno perdonati”. Solo nella Confessione sacramentale io ho la certezza che Dio mi ha perdonato.

Chiediamo per la nostra comunità di riscoprire la Domenica come giorno di grande Festa. Dovrebbero suonare sempre le campane a festa, tutte le domeniche, dovremmo sempre organizzare un pranzo più importante degli altri tutte le domeniche, anzi dovremmo augurarci Buona Pasqua ogni domenica, perché la Pasqua vera è la Pasqua settimanale, cioè la Domenica.

Chiediamo al Signore di superare le nostre incoerenze, le nostre mancanze di Fede, frequentando sempre la nostra Comunità, non rimanendo ai margini, non frequentando solo qualche volta, solo quando ce la sentiamo, ma sempre. Perché la vita di Cristo Risorto è qui, è qui, adesso, in questo momento.