Lc 24, 35-48

Dove eravamo rimasti domenica scorsa? Eravamo rimasti alla considerazione che Gesù istituisce fin da subito la celebrazione settimanale della Pasqua e fin da subito con le sue apparizioni, istituisce anche la celebrazione Eucaristica come momento fondamentale per la celebrazione della Pasqua settimanale. Perché nelle celebrazione Eucaristica, che noi chiamiamo più comunemente Messa, il Signore si fa ancora presente nel Suo corpo e nel Suo sangue, morto e Risorto, e lo fa per ognuno di noi e per tutta l’assemblea riunita, come anche per tutta la comunità dei battezzati in cui quella celebrazione viene compiuta.

Avevamo incontrato un personaggio nella corsa, uno degli Apostoli che si chiamava Tommaso, il quale ha delle difficoltà nel credere. Il Signore proprio per lui tornerà otto giorni dopo nel cenacolo, a lui si mostrerà e cercherà di convincerlo che egli è proprio Risorto, e gli dirà: “non essere più incredulo, ma credente”.

Perché Tommaso non era riuscito a credere subito? Perché Tommaso era mancato al primo appuntamento la sera di Pasqua alla prima apparizione di Gesù. Questo vuol dire che mancare alla celebrazione Eucaristica settimanale significa danneggiare la nostra Fede, perché nella messa veniamo ad incontrare il Signore Gesù che parla in modo vivo attraverso la Sua Parola, come sta facendo in questo momento e che si offre come cibo ad ognuno di noi, come bevanda per la nostra vita. Perdere la possibilità di ascoltarlo e di mangiarlo significa mettere in crisi la nostra stessa vita di Fede. Una Fede senza una partecipazione continuativa alla Messa Domenicale è una Fede che zoppica, anche se noi diciamo, in maniera molto spesso presuntuosa, che noi abbiamo la Fede e crediamo assolutamente, anche se non andiamo a Messa tutte le Domeniche. Questa è una affermazione falsa perché non è possibile, non è possibile, perché si può avere una Fede vera, integra, profonda, radicata, soltanto se tutte le Domeniche andiamo a vedere e a contemplare il Signore Gesù. Non dobbiamo confondere la Fede con la buona fede.

Questo è l’incontro di domenica scorsa. Oggi il Signore attraverso il Vangelo ci aiuta ad approfondire la riflessione sulla partecipazione alla Messa festiva nella propria comunità. C’è un’espressione qui che vorrei particolarmente sottolineare e cioè che gli Apostoli sono un po’ esaltati quando vedono Gesù. Gesù chiede loro di mettere i piedi per terra e visto che la confusione del momento, la gioia  e i sentimenti dirompenti non li aiutano (si vede che non sono equilibrati e disposti tranquillamente ad accogliere la Sia Parola) li invita a offrirgli qualcosa da mangiare, e si mette a mangiare con loro. Questo ci dice una cosa molto importante e cioè che la partecipazione alla Messa deve essere naturalmente una cosa importante nella nostra vita di Fede, deve avere una forte consapevolezza, senza esitazione. Ma una consapevolezza di cosa?

Prima di tutto dobbiamo sdoganare l’idea del precetto festivo e possibilmente annullare questo espressione, non come espressione letteraria, ma come logica nella nostra mente e nel nostro cuore. La Chiesa è stata sorpresa nei secoli a dire delle cose che poi si sono ritorte contro di lei, del tipo per esempio confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua, perché la gente non si confessava e non si comunica più. Però poi col tempo cosa ha indotto la gente a non accostarsi mai alla confessione, o raramente a confessarsi? Quell’almeno ha indotto la gente a pensare che bastava prendere Pasqua. Così anche per il precetto. La Chiesa, visto che la gente non andava a messa l’ha obbligata ed ha ottenuto l’effetto contrario! Non c’è peggior cosa di far diventare un obbligo le cose di Dio! Abbiamo maturato l’idea che andare a Messa la Domenica fosse assolvere un precetto, un Comandamento, che non osservato avrebbe portato una pena severa. Ma come si può parlare in questi termini quando si deve parlare di Amore, quando si parla di amore, quando si sa che qui nella Messa si moltiplica l’Amore per me e per la mia comunità, e che Cristo ripete per me e per la mia comunità la sua passione, la Sua croce e la Sua Resurrezione. C’è qui un Amore che trabocca, un fiume di Grazia che parte dall’altare e esce dalla porta della Chiesa, e va a bagnare , e a ristorare, purificare tutti quanti. La mia partecipazione alla Messa non è altro che una piccola risposta a questo amore. Non deve essere altro! Il Signore non vuole chissà che cosa, vuole solo risposte anche piccole ma autentiche, risposte d’amore a questo Suo grande Amore nei confronti miei, della Chiesa, dell’umanità intera.

Quando si parla di Messa non si può parlare di precetto, perché quando si parla di amore non si parla di precetto. Ma c’è un’altra parola che noi dobbiamo cancellare dal vocabolario delle nostre teste, che è la parola praticante. Ma che te praticante!?  L’amore mica si pratica, si fa.  Noi non siamo praticanti, casomai siamo amanti, che significa praticanti? È offensivo per il Signore e anche per noi, noi siamo casomai amanti, amanti a pezzi e bocconi ma amanti! Basta la fiera di Montecastrilli e la gente va, sciama tutta, basta la Madonna della Pasquarella (magari ci fossero andati a confessarsi). Praticanti assolutamente no, praticante è qualcosa di vergognoso, dire sono praticante, bruttissimo che l’amore non si pratica lo ripeto un’altra volta, l’amore si fa, la messa si realizza nell’amore.

La prima consapevolezza è questa. Adesso vi devo domandare: ma sono veramente, follemente, totalmente innamorato del Signore tanto da rinunciare la Domenica a tutto! A tutto! Anche al marito, anche al fidanzato, anche al mio divertimento, anche al sonno, anche a tutto. Perché Lui Gesù ha rinunciato a tutto, anche a se stesso per me! A questa domanda ognuno di noi risponda nel segreto della propria coscienza, aggiungendo questi interrogativi: “finora come ho partecipato alla messa? Come voglio parteciparvi da adesso in poi?”

Deve diventare un desiderio impellente, da una domenica all’altra, perché quando oggi Gesù ci saluterà dopo la Messa, Lui si rimetterà subito in attesa dell’incontro con noi domenica prossima. E’ vero che Gesù sta dappertutto, ma qui lo vogliamo incontrare come Lui si è presentato agli Apostoli nelle apparizioni pasquali.

La celebrazione Eucaristica va vissuta nella comunione fraterna. Erano appena ritornati da Emmaus i due discepoli che avevano incontrato il Signore lungo la strada ed avevano parlato con Lui. Ma quando è che lo riconoscono? Che quel misterioso personaggio è Gesù? Quando Lui entra a casa loro, si mette a tavola  e mangia con loro, cioè condivide la loro vita. Qui allo stesso modo Gesù ci dice: non mi riconoscete? Perché? Gesù non bisogna andarlo a cercare nel sole che gira, o nelle presunte apparizioni della Madonna, ma bisogna cercarlo nella comunità di appartenenza. Dobbiamo essere una comunità dove i fratelli si amano, dove i fratelli si perdonano, dove i fratelli si servono gli uni gli altri. Quante volte ci è capitato  di partecipare alla Messa e dentro la Messa c’era qualcuno che non sopportiamo. Questo è uno scandalo, ecco perché la Messa diventa pesante, ecco perché non vediamo l’ora che finisca, che scappiamo via di corsa, perché non c’è clima, non c’è l’amore all’interno dell’ assemblea, non c’è familiarità, non c’è confidenza. Io mi arrabatto perché voi con me abbiate un rapporto di confidenza, eppure sento ancora distanti molti di voi. Noi dobbiamo essere una famiglia, una famiglia di fratelli che si amano. Sarebbe una cosa veramente penosa, ma anche una grande sofferenza se non lo fossimo. “Amatevi gli uni e gli altri, come io vi ho amato”.  Facciamo finta di non capirlo!

Non solo, ma dobbiamo anche vivere la parrocchia come una famiglia, dove ognuno fa la sua parte. Non posso arrivare a Messa la domenica e disinteressarmi tutta la settimana della vita della parrocchia. Le attività vengono portate avanti sempre da quei tre, quattro o dieci che siano. Come facciamo? Io devo vivere una vita di famiglia con la mia parrocchia per poter dire questa è casa mia. La parrocchia, la sua comunità è la mia famiglia.

E concludo, concludo questa omelia con un fatto che è emblematico. Ho fatto caso che quando muore qualcuno e si richiedono non fiori ma offerte per opere di bene, non si indica mai la parrocchia come destinataria. Addirittura ho letto non fiori ma offerte per Radio Maria! Posso capire la compagnia che fa questa Radio alle persone anziane, ma non va a trovarle, non porta loro i Sacramenti!!! Questo perché non sentiamo la parrocchia come una famiglia, forse non ci siamo stati educati, ma la prima realtà che ha bisogno del mio aiuto è la Parrocchia, perché ne faccio parte come la mia famiglia.

Questo è solo un esempio, perché nessuno vuole chiedere soldi, solo un esempio per dire che non sentiamo la parrocchia come nostra, viviamo la Messa spesso come distribuzione di coca cola, e acqua minerale, ed è per questo che non riusciamo a trascinare la gente.

Dobbiamo convertirci a Lui, presente qui oggi proprio per noi. Egli ci conceda di convertirci secondo questo schema, queste linee che ci ha suggerito.