di Bruno Guizzi

Gaeta – 1 novembre 2016

  

Da vari anni sono abituato, se non rassegnato, a sentire le deliranti affermazioni dei razzisti di casa nostra, che occupano sempre più spazio sui nostri media. Ore e ore di trasmissioni con interviste ai cittadini che non ne possono più etc etc.

I nostri razzisti (che poi si dichiarano cristiani e vanno anche a messa) avevano iniziato a discriminare i terroni, poi, per elemosinare e raccattare i voti di qualche sprovveduto del centro-sud, hanno fatto retromarcia e si sono aperti ad un razzismo a 360°, dai ROM ai Sinti, dai Romeni agli Albanesi, per concentrarsi da un po’ di tempo sugli Africani.

Per loro il colore della pelle non era importante, bastava non essere Lumbard per essere cacciati, sic, a calci nel sedere. Gli 8 miti sui migranti, da sfatare, messi a punto dalla Bonino in un prontuario davvero ben fatto (vedi articolo precedente, ndr), sono conosciuti solo da pochi, probabilmente non fanno audience. Né è conosciuto il fatto che, con le tasse, i migranti regolarizzati pagano la bellezza di 640.000 pensioni a noi Italiani!

Ma il razzismo, purtroppo, non esiste soltanto da noi, è un cancro diffuso in tutto il mondo; anche dove meno te lo aspetti. Non è forse razzismo anche il sistema delle caste del subcontinente indiano (per inciso i fuori casta hanno un colore della pelle più scuro di quello dei bramini)?

Ma allora sono anche le sfumature di colore che fanno la differenza? In molti casi è proprio così

In questi anni sono venuto a conoscenza di episodi di becero razzismo, episodi che non riuscivo a comprendere, ma che ora mi sono più chiari.

Il continente africano è praticamente diviso in due dal Sahara; dice a ragione Giulio Albanese che non bisogna parlare di Africa ma di Afriche e indubbiamente più a sud si va più il colore della pelle diventa scuro. Ed allora che avviene? I sub sahariani sono discriminati da quelli che vivono più a nord ( che loro indistintamente chiamano “arabi”!) e che hanno un colore della pelle leggermente più chiaro.

Nelle foto che mi sono fortunosamente arrivate e di cui non posso rivelare l’autore si vedono dei poveretti assiepati prima su un pick-up e poi in quelle che loro stessi definiscono prigioni, in attesa di un passaggio per la terra promessa: l’Italia; attesa che varia da una settimana a mesi e mesi.

E in queste prigioni anche il colore della pelle con le sue nuances è importante, come lo era già stato nel drammatico viaggio attraverso il deserto. Per inciso, ho fatto vedere la foto anche ad un altro gruppo di richiedenti asilo: ebbene mi è stato detto che la loro prigione era anche peggiore in quanto, oltre alla mancanza di un tetto e di servizi igienici ed alla presenza di cimici ed altri insetti, dormivano sulla nuda terra e, a ogni rimostranza bastonate, in base anche al colore della pelle.

Tempo fa avevo conosciuto un ragazzo nigeriano che mi raccontava di aver perso, nel viaggio, suo fratello: tutti e due, insieme ad altre decine di poveretti, erano stipati nel vano motore di un fatiscente peschereccio e lui si era salvato, quando l’imbarcazione stava per affondare, riuscendo a salire sul ponte, anche se gli erano state inflitte varie ferite, ancora visibili, con un coltello da parte di un “arabo” che non voleva farlo salire; e suo fratello non ce l’aveva fatta! E quelli di pelle più chiara? A loro era riservato direttamente un posto sul ponte!

Adesso invece il sistema ormai collaudato è diverso: tutti i migranti vengono caricati non su pescherecci ma su gommoni, senza nessun operatore (troppo rischioso in quanto verrebbe poi arrestato). Dopo 4 ore il motore si ferma e il gommone si affloscia, se va bene viene qualcuno a salvare i naufraghi, dopo che sono stati in acqua per qualche ora! Talvolta, come è capitato recentemente, però il gommone si sgonfia del tutto e va a fondo; tanto praticamente è un “vuoto a perdere” ed è stato strapagato dai disgraziati che si sono imbarcati; il contenuto umano se non sa nuotare affoga. E’ capitato così che un altro ragazzo, ha visto morire il fratello. Chi sa quante altre decine o centinaia di simili tragedie!

E quelli con la pelle più chiara, (parliamo cioè di Nordafricani o asiatici)? Anche con questo nuovo assetto, pur nel baillame generale, a loro viene riservato un posto migliore.

Ci sarebbe davvero tanto altro da dire ma spero di aver giustificato il titolo di queste poche righe.