di don Giuliano Pagliaricci

 [22]Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l’asina e aveva con sé due servitori. [23]L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada. [24]Allora l’angelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là. [25]L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo. [26]L’angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra. [27]L’asina vide l’angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone. [28]Allora il Signore aprì la bocca all’asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota gia per la terza volta?». [29]Balaam rispose all’asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». [30]L’asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». [31]Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l’angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra. [32]L’angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina gia tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio. [33]Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei gia ucciso te e lasciato in vita lei». [34]Allora Balaam disse all’angelo del Signore: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro». [35]L’angelo del Signore disse a Balaam: «Và pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Balaam andò con i capi di Balak.

E’ da tempo che medito su questo brano della Scrittura e lo trovo sempre più affascinante e significativo per la mia vita e per la vita di ogni credente, che voglia seriamente confrontarsi con la Parola di Dio. Si potrebbe dire, giusto en passant, che anche la Parola di Dio rende giustizia agli animali, i quali pur appartenendo, tra gli esseri viventi, alla stessa categoria degli uomini, vengono consegnati all’uomo per la sua sopravvivenza. Ma gli uomini spesso esaltano così tanto gli animali da considerarli addirittura dei figli o li maltrattano così tanto da rendere gli uomini molto più belve di loro. Ci voleva l’asino per provare a ristabilire un equilibrio. Io trovo che l’asino ci possa insegnare molte più cose di quello che non facciano gli altri animali, domestici e non. Semplicemente perché lo trovo contraddittorio, ma francamene più sincero. Il cane, per esempio, è profondamente fedele, ma anche pieno di rabbia e non esita, se questa lo dovesse accecare, a colpire anche il proprio padrone. Il gatto è un ladro di coccole e possiede una infinita tenerezza ma anche molto isterico, tanto da indurlo a farle solo quando gli va. La gallina è stupida, ma cerca sempre il cibo migliore. Il maiale è sporco, ma produce la carne più asciutta e pulita che c’è. Il coniglio è un timidone ma anche molto intraprendente. L’asino invece è testardissimo, ma anche ubbidientissimo! E allora? Voi mi chiederete? Vi rispondo subito. A me sembra l’unico animale che cambia parere solo se lo corrompi. Una caramella basta per far fare kilometri a un soggetto che non voleva smuoversi. E in questo somiglia di più di tutti a noi, poveri uomini!

A parte queste considerazioni, tra il serio e il faceto, cerchiamo di leggere con occhi di credenti questo brano in cui un’asina salva il suo padrone dalla morte certa. Il Signore non vuole che Balaam vada dai capi di Balak, soprattutto non accetta che Balaam decida da solo quello che è bene fare e non avvisi il Signore della decisione presa.

Quindi manda un Angelo per interrompere il suo cammino, ma Balaam non si avvede dell’Angelo, mentre l’asina si.

Forse l’uomo che non si accorge di Dio è più stupido di un animale? E si spinge contro un muro, quasi a proteggere se stessa e il padrone, ma schiaccia il piede di Balaam, che inizia a picchiarla ripetutamente. I somari sono purtroppo dappertutto e questo atteggiamento di Balaam in epoca moderna si chiama mobbing. Perché questo testardo di credente capisca, Dio è costretto a dare voce all’asino, che supplica il padrone del perché tanta violenza, gratuita violenza. Una volta che sei asino rimani asino e puoi fare qualsiasi altra cosa bella o buona che comunque ti tirano le pietre, direbbe Mal! Ah! Dimenticavo! Quante percosse ingiuste anche nel popolo della chiesa, nelle comunità parrocchiali, in quelle religiose, nei presbiteri. Quante sofferenze inutili. E il papa Francesco è costretto a gridare: “Il Vangelo va annunciato con tenerezza e non con le bastonate”. Preti-cavalli di razza, per esempio, verso preti-somari; laici-puro sangue verso somari-piagati e così via! Per la verità basta che si diano botte, quando uno è somaro, ti si scaricano tutte addosso. Ci sono stati e ci sono preti-somari che hanno fatto di tutto per aiutare il proprio superiore ad interpretare la volontà di Dio, ma non sono stati ascoltati. Come già detto, quando uno è somaro è somaro e resta somaro! Ma ricordiamoci che l’asina di Balaam non stava facendo i capricci, ma si stava inginocchiando, davanti al rappresentante di Dio. Ciò che non si vede, anche nei somari, è molto più grande e più bello di ciò che si vede o di ciò che si crede di aver veduto. Eppure il pregiudizio scatena un’ira tremenda in Balaam, che confessa di aver avuto l’stinto di uccidere l’asina. Non conta se questa ha lavorato anni e anni con lodevoli risultati, di quelli non si ricorda più nessuno. Nessuno tiene più in conto i successi raggiunti, la perseveranza, il bene apportato alla casa del padrone. Non solo fieno per se stessa e qualche carota sottratta al tavolo della cucina ma anche cibo e prosperità per tutti.

Lo sapevate quel proverbio “Chi lavora una camicia, chi non lavora due”? Ma se tutti lavorassero basterebbe una camicia per ognuno. Perché alcuni devono godersi tutte e tre le camicie e alcuni andarsene via nudi? Nudi d’affetto, nudi di considerazione, nudi di stima. Chiamati a servire solo a comando. Chiamati solo quando non se ne può più.  Poveri somari, scorticati dalle bastonate di chi amate! Ora sarebbe necessario che i Balaam che avete salvato riconoscano di aver sbagliato, anche quelli vestiti di rosso, che vestono di rosso proprio perché dovrebbero morire per voi: somari di mezzo mondo.

Ed osservo ancora questa asina di Balaam ed i miei asini, che ho voluto avere perché la parrocchia, i bambini, gli anziani passano tornare a godere della presenza di questo splendido animale. Lo si sente ragliare da una parte all’altra della parrocchia ed è quasi linea immaginaria di congiunzione fra tutti noi somari di quassù! Osservo e noto certo la sua famigerata testardaggine. Certo che il somaro è un animale testardo. Ma mi commuovo quando per esempio a fine giornata non vuol rientrare in stalla e opportunamente rimproverato piega la testa e chiede un abbraccio. Certo potrebbe far schifo abbracciare un somaro, ma io lo faccio. Mi riappacifica non solo con lui, ma anche con il mondo.

Termino dunque dichiarando che, per quanto premesso, sono stanco di sentir dire dal Bue cornuto all’Asino.