di Maurizio Patriciello

Avvenire – 14 settembre 2016  

Occorre andare al di là delle apparenze e cercare di capire il fenomeno dall’interno. Non è semplice, non è facile, ma è possibile. A Napoli i baby camorristi, che tengono in ostaggio la città, da qualche tempo hanno adottato il look dei jihadisti. Perché? Per darsi delle arie. Per un senso di appartenenza. Per mettere paura. Per essere riconosciuti a prima vista. Per marchiare il territorio. Perché lo ha comandato il capo.

Già, il capo. L’uomo al quale non possono disobbedire, pena la ‘scissione’. Un’altra. Hanno i nostri ragazzini-criminali, qualche cosa in comune con i terroristi? Nemmeno per sogno. Forse – e non credo di sbagliare – nemmeno sanno il motivo che spinge i kamikaze a farsi saltare in aria. Con quella gente i nostri babycamorristi non hanno niente a che fare. Nelle azioni malefiche del terrorismo si possono rintracciare motivazioni storiche, ideologiche, economiche che niente hanno a che vedere con la violenza insulsa che sta insozzando Napoli di sangue e di follia. L’odio del terrorista per colui che considera un nemico è tanto forte da fargli ritenere niente la sua stessa vita. In una distortissima visione della storia, si è convinto di agire per il bene. Un bene che è, invece, è male assoluto.

Niente di tutto questo per le baby-bande napoletane. Nessuna ideologia. Nessuna visione distorta della storia. Niente di niente. Nei ragazzini di Napoli votati alla camorra c’è solo sete di denaro e di potere. E poiché questa maledetta sete ne ha contagiati tanti, hanno necessità di farsi la guerra. La maggior parte di questi ragazzini è nata in un ‘basso’: monolocale malsano e senza luce che si apre direttamente su un vicolo senza marciapiede. La povertà, fattasi miseria, li ha messi con le spalle al muro fin dalla prima infanzia. Cresciuti per strada, la scuola non è mai riuscita a interessarli. Pochi soldi in tasca, poco pane in casa, nessuna prospettiva di lavoro per il futuro. Ecco il terreno ideale per la carriera del prossimo baby-criminale.

Nessun ideale, per quanto distorto e sanguinario. Alzarsi la mattina senza sapere che cosa fare e andare a letto la sera stanco di non aver fatto niente. Noia. Noia. Noia. E la cocaina a quintali a portata di mano. E le sale dei videogiochi con le porte sempre aperte. In questo mare anche un dilettante, senza esca e senza canna, saprebbe pescare. Nascono così i baby-criminali. Che resteranno ‘baby’ solo per poco tempo, fino a quando saranno ingoiati dalla morte o dal carcere. I più fortunati diventeranno adulti e continueranno a sfidare la città. E continueranno a fare breccia nel cuore dei prossimi ragazzini. E continueranno a porsi come l’unica industria capace di soddisfare i loro bisogni. Nicola Quatrano, gup del tribunale di Napoli, ha dichiarato che «non si può escludere che un filo sottile lega i giovani che scorrono in armi nelle vie del centro storico di Napoli, per uccidere e farsi uccidere e i militari del jihad: entrambi sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano, quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e per vivere in eterno».

Ma hanno messo in conto la morte questi adolescenti? Certamente. Ma non la cercano. La considerano il male minore. Sono, in un certo senso, rassegnati alla morte. La cocaina di cui sono zeppi, il denaro che maneggiano in quantità industriale, il benessere che portano in famiglia, i vizi che hanno preso il sopravvento ormai li hanno resi prigionieri.

È facile, da poveri, abituarsi a una vita di bagordi. Difficile, molto difficile, è tornare indietro dopo avere assaggiato i piaceri degli ozi e dei vizi. Questa la verità. La camorra è un albero che ha bisogno di affondare le radici in un fertile terreno. Il terreno che a Napoli ha tenuto e ancora tiene in vita la camorra è soprattutto la mancanza cronica di lavoro e di prospettive per i giovani.

Occorre arrivare prima. Prima che i nostri ragazzini vengano ingoiati dal buco nero. Che poi i piccoli camorristi vestano oggi in un modo e domani in un altro è del tutto accidentale. La camorra, come tutte le mafie, è il niente. Il male. Un serpente velenoso che potrebbe essere ucciso se solo si volesse. Un serpente che continua ad avvelenare e fare scempio dei giovani solo perché la nostra società non ha mai avuto la precisa volontà di schiacciargli la testa.