Sono oltre il 40 per cento gli studenti con carenze di base e, nelle famiglie meno abbienti, un ragazzo su 3 è sotto i livelli minimi di istruzione. È il quadro che emerge dal Rapporto di “Save the Children”, “Illuminiamo il Futuro”, presentato oggi a Roma. Illustrati, inoltre, gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 sui quali l’Ong sollecita l’impegno delle istituzioni. Il servizio di Alessandro Filippelli:

Non c’è solo la povertà economica a rendere problematico, in Italia, il presente e il futuro di molti ragazzi. Esiste anche la “povertà educativa”, ovvero la privazione della possibilità di apprendere, sperimentare e sviluppare liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Il Rapporto di “Save the Children” mostra una situazione allarmante: il 48,4 per cento dei minori tra i 6 e i 17 anni non ha letto neanche un libro, il 69,4 per cento non ha visitato un sito archeologico e il 55 per cento un museo. Enrico Giovannini, economista ed ex-presidente Istat:

“Abbiamo bisogno di un fortissimo impegno, non solo del governo ma di tutte le istituzioni, perché la povertà educativa vuol dire povertà non solo oggi, ma in futuro. Ed è per questo che, soprattutto nel momento in cui abbiamo firmato gli Obiettivi di sviluppo sostenibile per tutto il mondo, con un impegno forte in questa direzione, abbiamo bisogno di istituire uno strumento di lotta contro la povertà universale, abbiamo bisogno di una particolare attenzione verso i bambini”.

Notevoli sono le carenze dei servizi, le opportunità formative, scolastiche ed extra-scolastiche; il 64 per cento dei minori non accede a una serie di attività ricreative, sportive e culturali, con punte estreme al Sud d’Italia. “Maglia nera”, infatti, per la Campania – 84 per cento; a seguire Sicilia – 79 – e Calabria, 78 per cento. Un elemento di fiducia in un quadro tanto critico è l’attivazione di un piano nazionale di 13 punti luce in otto regioni d’Italia, ovvero spazi dove bambini e adolescenti studino, giochino e vivano lo sport, l’amore per la letteratura, la musica, la bellezza e la socialità. Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia e Europa di “Save the Children”:

“Sono dei centri socio-educativi che nascono nei quartieri più svantaggiati; sono luoghi in cui viene restituita ai bambini – che vivono in questi quartieri difficili – l’opportunità di crescere in un ambiente ricco di esperienze educative, culturali, formative. E questo lavoro noi lo facciamo con tante associazioni locali: questo è molto importante perché si valorizzano delle realtà territoriali perché – ricordiamolo – l’Italia è un grande Paese dal punto di vista dell’educazione. Abbiamo una tradizione straordinaria, abbiamo ancora oggi tante persone che si danno da fare, proprio concretamente, sul campo. Tuttavia, dobbiamo fare un passo in avanti, un passo in avanti fondamentale. Noi proponiamo questa sorta di obiettivi del Millennio, gli Obiettivi 2030, perché ci rendiamo conto che anche i nostri ‘Punti luce’ in fondo sono una goccia nel mare, se non si interviene in modo strutturato su tutto il Paese”.