di Mario Boccia

messaggerosantantonio.it/ – 12 novembre 2019

Vent’anni fa, nel 1999, un aereo precipitò sulle alture vicino a Pristina. Tra i morti anche volontarie e volontari italiani  

Sono passati vent’anni da quando un aereo precipitò sulle alture intorno a Pristina, in Kosovo. Era il 12 novembre del 1999. La guerra era finita da cinque mesi.

A bordo c’erano membri di ong, personale delle Nazioni Unite, volontari e volontarie. Morirono tutti. Delle ventiquattro vittime dodici erano italiane, inclusi i membri dell’equipaggio.

Nazioni e persone diverse unite da una finalità comune. L’incidente fece molta impressione nel Paese. Fui testimone dell’emozione popolare nei confronti di quelle persone cadute lontano dalla loro terra in un’attività riconosciuta come buona da tutti: la ricostruzione del Paese e la vicinanza ai più colpiti dalla guerra.

C’era commozione negli occhi di chi venne a portare un fiore. In tanti arrivarono appena si diffuse la notizia. Non c’era una cerimonia in programma, ma una folla si riunì spontaneamente attorno alla sede del PAM (Programma Alimentare Mondiale). Qui un cartello scritto a mano riportava solo alcuni dei nomi delle vittime (l’elenco completo non era ancora stato diffuso).

Riguardando le foto che scattai, mi viene in mente una frase di Emily Dickinson: «Provare lutto per la morte di chi non abbiamo mai visto implica una parentela vitale tra l’anima loro e la nostra».

Le stesse parole si trovano scritte all’ingresso del cimitero di Lampedusa, dove sono sepolti i resti, spesso non identificati, delle vittime dei naufragi recenti. Tra i caduti di Pristina conoscevo bene Paola Biocca, che lavorava per il PAM e Laura Scotti dell’Ai.Bi (Associazione Amici dei bambini).

Diceva Paola: «Bisogna stare dalla parte dei poveri, dei diseredati, di chi non ha nulla. Dobbiamo parlare di loro perché il mondo sappia, perché la gente si senta coinvolta, perché le tragedie non passino nel dimenticatoio». Paola aveva lavorato per Amnesty International, Greenpeace e per la Campagna Italiana Contro le Mine.

Una scuola materna a Roma e un centro protesico ad Amman portano il suo nome. Anche a Laura Scotti sono intitolate una scuola e una casa famiglia in Kosovo.