di Francesco Anfossi

Famglia Cristiana 01/06/2016 

Matteo Salvini replica al segretario dei vescovi Galantino insultandolo. Di fronte a una tragedia immane come quella degli sbarchi si preferiscono improperi e slogan pur di racimolare qualche voto populista in più  

Ancora una volta di fronte alle cronache agghiaccianti degli sbarchi, a questo olocausto silenzioso che si sta consumando nel Mediterraneo, la politica nostrana non sa far altro che scivolare nello scontro e nell’insulto. E’ una tragedia immane, stiamo assistendo a una strage di bambini di proporzioni sconvolgenti, ma la demagogia non si ferma nemmeno di fronte ai corpi galleggianti dei neonati sulla superficie del mare. Un’odiosa danza macabra fatta di slogan e insulti che serve a raggranellare qualche voto populista in questa tornata amministrativa dove lo smarrimento regna sovrano.

Il segretario della Cei Nunzio Galantino ha appena finito di ricordare un principio di umanità che dovrebbe valere per chiunque sia dotato di un minimo di umanità, definendo le morti che si stanno susseguendo a centinaia “uno schiaffo alla democrazia europea” ed ecco che arriva la replica strampalata di Matteo Salvini. Per Salvini Galantino “è complice degli scafisti e nemico degli italiani e dei rifugiati veri. Mi auguro che ora rettifichi e chieda scusa, le quote di migranti che l’Italia può accogliere in questo momento è zero…non deve più partire un gommone, più ne partono più ne muoiono in mare”. Eccetera eccetera. Come se fosse facile arrestare una migrazione epocale che mescola sanguinosi conflitti, migrazioni economiche, odissee di uomini, donne e bambini, problemi endemici che risalgono allo sfruttamento coloniale, esodi biblici che attraversano deserti d’acque e deserti di sabbia.

La gestione dei flussi migratori richiede progetti ventennali, azioni diplomatiche in Europa  e in Africa, nuovi ordinamenti legislativi, norme speciali, e soprattutto  piani di cooperazione internazionale, come quelli che ha ricordato il vescovo Galantino nella sua intervista a “Repubblica”, le mille “micro realizzazioni che prevedono anche rientri assistiti in patria, grazie a una rete di associazioni cattoliche riunite nella Focsiv”. Perché un conto è riempirsi la bocca con vuoti slogan del genere “aiutiamoli a casa loro” e un conto è lavorare seriamente per il futuro. Ma nell’attesa di quel futuro c’è la guerra e i profughi continueranno ad attraversare il Mediterraneo. Bisogna aiutarli come impone la legge del mare e la nostra umanità, come sta facendo la nostra Marina Militare, che continua a salvare centinaia di migliaia di vite umane. Bisogna strapparli a quelle odissee di morte con i corridoi umanitari, come quelli organizzati dalla Sant’Egidio in collaborazione con il ministero degli esteri e delle Chiese evangeliche. Tutto il resto è solo chiacchiere e lepenismo. Dovrebbe essere Salvini a scusarsi.