di Walter Nanni Italia Caritas – ottobre 2015

Il rapporto di Save the Children Illuminiamo il futuro 2030. Obiettivi per liberare i bambini dalla povertà educativa fornisce dati ed elaborazioni originali sul legame tra povertà economica e povertà educativa in Italia. Nel nostro paese più di 1 minore su10 vive in povertà estrema, condizione che aggrava e consolida, come in un circolo vizioso, le condizioni di svantaggio e di impoverimento già presenti nel nucleo familiare.
Quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura (per “competenze minime” si intendono i livelli 1-2 ai test Pisa; sotto il punteggio di 420 in matematica e 408 in lettura). La percentuale raggiunge rispettivamente il 36% e il 29% fra gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale: povertà economica e povertà educativa si alimentano reciprocamente, trasmettondosi di generazione in generazione.
A sud e nelle isole, gli adolescenti che non conseguono le competenze minime in matematica e lettura sono rispettivamente il 44,2% e il 42%, con un picco estremo in Calabria (46% e 37%). In relazione al genere, le disuguaglianze colpiscono in modo particolare le ragazze per la matematica (il 23% delle alunne non raggiunge le competenze minime, contro il 20% dei maschi), mentre i ragazzi sono meno competenti in lettura (il 23% risulta insufficiente, contro l’11% delle coetanee).
Le ragazze e i ragazzi meridionali sono maggiormente svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che
non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al sud, il doppio delle coetanee del nord (16%); la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%).
Differenze di genere si osservano anche per le attività ricreative e culturali: il 51% delle minori tra i 6 e i 16anni non ha fatto sport in modo continuativo, contro il 40%
dei maschi, mentre questi ultimi leggono meno, fanno poche attività culturali e navigano meno su internet. Altro fattore della povertà educativa è l’origine migrante dei genitori: tra i ragazzi migranti di prima generazione il 41% non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e lettura, incidenza che cala al 31% in matematica e al 29% in lettura per quelli di seconda generazione.

Aule non connesse
Notevoli le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche: solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 64% dei minori non accede a una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania (84%), Calabria (78%) e Sicilia (79%). In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.
L’analisi contenuta nel Rapporto indica che una maggiore offerta di servizi educativi di qualità determina minore povertà educativa: i ragazzi provenienti da famiglie povere ma che hanno frequentato almeno un anno di scuola dell’infanzia superano i livelli minimi di competenze sia in matematica che in lettura, a differenza dei coetanei che non hanno avuto questa possibilità. Tuttavia, in Italia solo il 14% dei minori tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o a usufruire di servizi integrativi, con notevoli differenze tra le regioni.
E così, il 45% dei ragazzi in condizioni socio-economiche svantaggiate che hanno aule con connessioni internet carenti non raggiunge le competenze minime in matematica e il 41% in lettura, percentuale che scende a 43% e 28% se le scuole sono ben connesse. In diverse regioni la percentuale di aule non connesse supera il 30% (Basilicata, Piemonte, Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia), con una punta di quasi il 40% in Calabria.