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di Manuela De Marco

Italia Caritas – Novembre 2019  

Il Rapporto immigrazione Caritas-Migrantes 2019 riporta interessanti dati sulla presenza di stranieri in Italia. Molti sono in regressione, a testimonianza del fatto che il fenomeno è in via di stabilizzazione. In aumento? Imprese, rimesse e arrivi “forzati”

Da diversi anni la presenza di cittadini stranieri in Italia si è stabilizzata, anche da un punto di vista numerico. Si tratta di circa 5 milioni di donne e uomini, che hanno scelto il nostro paese come luogo di residenza definitiva. È una presenza che non risulta in aumento e manda, piuttosto, segnali di contrazione e riduzione.

  Diminuisce ad esempio la natalità straniera, non aumenta più al ritmo degli ultimi anni l’incidenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane, persino le acquisizioni di cittadinanza fanno registrare una battuta d’arresto. Anche il dato sugli ingressi per motivi di lavoro è in costante calo, soprattutto per via della mancata approvazione, da più di qualche anno, del decreto flussi autorizzativo delle quote di ingresso per lavoro subordinato stabile, ovvero non stagionale.

  L’arretramento si riflette sui dati demografici generali. In Italia, come è noto, si registra da anni una contrazione generale della popolazione: la diminuzione di cittadini italiani, dal 2014 al 2018, è stata equivalente a quella di una grande città come Palermo (677 mila persone), ed è stata solo in parte compensata dalle acquisizioni di cittadinanza e dalle nuove nascite.

  Anche i dati dei centri d’ascolto Caritas evidenziano, rispetto al 2016, una regressione: è diminuito il numero medio di persone incontrate in 12 delle 16 regioni ecclesiastiche, tendenza che alcune diocesi attribuiscono al calo complessivo della componente immigrata che si rivolge alla Caritas. Va fatto notare, in ogni caso, che solo il 57,8% delle persone ascoltate dagli sportelli Caritas è di cittadinanza straniera. Stabili, al riguardo, sono le differenze tra nord e sud Italia: nelle regioni settentrionali e del centro gli ascolti riguardano per lo più cittadini stranieri (rispettivamente il 64,5% e il 63,4%), mentre nel Mezzogiorno le storie intercettate sono per lo più di italiani (67,6%). In alcune regioni, come la Sicilia, l’incidenza degli autoctoni raggiunge addirittura l’80%. Tra le persone di cittadinanza straniera rivoltesi ai centri Caritas, prevalgono quelle provenienti da Marocco (18,1%) e Romania (12,0%), anche se in calo rispetto al 2016.

  In dieci anni, il panorama dell’utenza straniera dei centri d’ascolto si è notevolmente modificato. È diminuita la componente straniera stabile e di vecchio corso, a fronte di un aumento di immigrati recenti, in fuga da guerra ed emergenze politiche e ambientali. Significativo anche il sorpasso dell’utenza maschile rispetto a quella femminile, dopo quasi un ventennio di prevalenza di quest’ultima. Più in generale, si conferma una diminuzione degli stranieri provenienti dall’Europa dell’est, a fronte di un ulteriore incremento degli africani.  

Incoraggiante, non esorbitante

In uno specifico approfondimento presente nel Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2019, viene evidenziato come, purtroppo, le misure di contrasto alla povertà varate dal precedente governo escludano dal novero dei beneficiari 90 mila nuclei di stranieri già percettori della precedente misura di contrasto della povertà, il Reddito d’inclusione, che nell’ 11% dei casi era stato erogato a cittadini non-Ue, con punte del 29% nel nord.

  Nel Rapporto ci sono anche dati in aumento: per esempio l’incoraggiante – ma non esorbitante – crescita del numero di imprese con titolari nati in un paese extra-Ue (a fine 2017 erano 374.062, +2,1% rispetto a un anno prima) e l’ammontare del volume di rimesse inviate all’estero (6,2 miliardi di euro nel 2018), con il primato assoluto del Bangladesh tra i paesi di destinazione (11,8% del totale delle rimesse inviate dall’Italia). Crescono purtroppo anche gli infortuni sul lavoro che riguardano i cittadini stranieri (mentre il dato complessivo è in tendenziale calo), a dimostrazione della maggiore vulnerabilità di questi lavoratori.   Fanno infine segnare un aumento gli arrivi “forzati”, collegati al bisogno di protezione di persone in fuga da guerre, persecuzioni, povertà estrema: bisogno tristemente determinante delle migrazioni contemporanee.