di Marco Aime, Nigrizia – 12 febbraio 2016

Forse uno dei regali più belli che chi siede in parlamento nel nostro paese potrebbe farci, sarebbe un po’ di coerenza e già che ci siamo un po’ meno di ipocrisia. Sotto le feste abbiamo visto uno sperticarsi di politici a difendere i valori della “nostra” religione, il cristianesimo. Dove quei valori erano rappresentati da alcune statuine e da qualche canto per bambini. Che poca cosa sarebbe una religione se si riducesse a questo! E l’amare il prossimo, il non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, l’accogliere i bisognosi? Nulla. Smontato il presepe, la religione può attendere il prossimo Natale e i paladini della croce ricominciano a erigere muri e a rendere difficile la vita a chi cerca di abbatterli.

È il caso del Suq di Genova, una manifestazione che da diciott’anni rappresenta un punto di incontro tra gente diversa, dove italiani e stranieri si fondono in una festa unica e gioiosa, un vero momento di convivenza. Dunque che cosa ha pensato di fare Ilaria Cavo, l’assessore regionale alla formazione e alla cultura della neonata giunta Toti? Ha tagliato di netto il contributo al progetto formativo “Intercultura va a scuola”. Un progetto che ha visto circa 5.000 studenti liguri coinvolti in progetti di carattere interculturale per l’integrazione.
In un momento critico come quello che stiamo vivendo, soprattutto dopo gli ultimi attentati di Parigi, in cui sarebbe, anzi è fondamentale avviare una riflessione sul problema dell’integrazione e della convivenza, per arginare la rabbia che nasce dall’esclusione, si dovrebbero incentivare le attività che già operano in questo senso.
Invece no, vengono reputate cose inutili.
Tra l’altro, vale la pena ricordare che i 5 milioni di stranieri residenti in Italia (l’8,2% della popolazione) versano tra tasse e contributi oltre 13 miliardi di euro l’anno allo stato. Sarebbe anche giusto, oltre che di primaria importanza, prendersi cura dell’inserimento costruttivo e dignitoso di queste comunità nel nostro tessuto sociale.

Si difendono le statuine del presepe, si condannano le persone. Quale grande offesa alla fede e agli uomini tutti! Quelle statuine rappresentano persone che si incontrano, anche se di lingua e di cultura diversa, questo è il messaggio. Il Suq a modo suo è un presepe laico, dove gli sguardi si incrociano con un sorriso, senza sospetto né paura.
Ho partecipato e partecipo a moltissime manifestazioni di carattere interculturale, dove si parla degli stranieri, si balla sulla loro musica, si mangiano i loro cibi, ma gli stranieri spesso non ci sono. Al Suq, ci sono eccome. E se la parola “suq” viene usata da qualcuno, in modo spregiativo, per indicare confusione, disordine, rispondiamogli che è vero: confondersi con gli altri è il solo modo per fare umanità.