Riprendiamo oggi le catechesi sulla preghiera, che abbiamo interrotto per fare la catechesi sulla cura del creato, e adesso riprendiamo; e incontriamo uno dei personaggi più avvincenti di tutta la Sacra Scrittura: il profeta Elia. Compare al fianco di Gesù, insieme a Mosè, nel momento della Trasfigurazione (cfr Mt 17,3). Nella Bibbia, Elia compare all’improvviso, in maniera misteriosa, provenendo da un piccolo villaggio del tutto marginale (cfr 1 Re 17,1); e alla fine uscirà di scena, sotto gli occhi del discepolo Eliseo, su un carro di fuoco che lo porta in cielo (cfr 2 Re 2,11-12). Così si attendeva il ritorno di Elia. La Scrittura ci presenta Elia come un uomo dalla fede cristallina: nel suo stesso nome, che potrebbe significare “Jahvè è Dio”, è racchiuso il segreto della sua missione. La preghiera è la linfa che alimenta costantemente la sua esistenza. Per questo è uno dei personaggi più cari alla tradizione monastica, tanto che alcuni lo hanno eletto come padre spirituale della vita consacrata a Dio. Elia è l’uomo di Dio, che si erge a difensore del primato dell’Altissimo. Difficile dire quali esperienze gli furono più utili: se la sconfitta dei falsi profeti sul monte Carmelo (cfr 1 Re 18,20-40), oppure lo smarrimento in cui constata di “non essere migliore dei suoi padri” (cfr 1 Re 19,4). Nella preghiera succede sempre questo: momenti di preghiera che noi sentiamo che ci tirano su, anche di entusiasmo, e momenti di preghiera di dolore, di aridità, di prove. La preghiera è così: lasciarsi portare da Dio e lasciarsi anche bastonare da situazioni brutte e anche dalle tentazioni. Elia è l’uomo di vita contemplativa e, nello stesso tempo, di vita attiva, preoccupato delle vicende del suo tempo, capace di scagliarsi contro il re e la regina, dopo che questi avevano fatto uccidere Nabot per impossessarsi della sua vigna (cfr 1 Re 21,1-24). Abbiamo bisogno dello spirito di Elia. La preghiera è un confronto con Dio e un lasciarsi inviare a servire i fratelli. Il banco di prova della preghiera è l’amore concreto per il prossimo. Le pagine della Bibbia lasciano supporre che anche le fede di Elia abbia conosciuto un progresso: anche lui è cresciuto nella preghiera, l’ha raffinata poco per volta. Fino a raggiungere il suo culmine in quell’esperienza straordinaria, quando Dio si manifesta a Elia sul monte (cfr 1 Re 19,9-13). Si manifesta non nella tempesta impetuosa, non nel terremoto o nel fuoco divorante, ma nel «mormorio di un vento leggero» (v. 12). Così si manifesta Dio a Elia. È con questo segno umile che Dio comunica con Elia, che in quel momento è un profeta fuggiasco che ha smarrito la pace. È allora che la preghiera verrà e busserà alla porta del nostro cuore. Un lembo del mantello di Elia lo possiamo raccogliere tutti noi, come ha raccolto la metà del mantello il suo discepolo Eliseo.