di Bruno Guizzi

Gaeta – 28 settembre 2016 

       

Facendo seguito all’intervista di qualche giorno fa, che qualche amico ha trovato molto commovente, ho avuto occasione di conoscere altre storie, man mano che i ragazzi che ospitiamo a Formia hanno acquistato una maggiore fiducia. Sono loro stessi che sono ansiosi di parlare con qualcuno che li ascolta con interesse. della loro “storia”, spesso senza reticenze e paure. Quella che vi propongo ha dell’incredibile, il ragazzo è molto giovane ed ancora provato da quanto gli è accaduto in questi ultimi due anni, val la pena di proporvi qualche stralcio, mantenendo ovviamente l’anonimato per ovvi motivi.

D. Parlami della tua famiglia
R. Ho solamente mia madre ed una sorella di 15 anni

Con chi vivevi?
Con mio zio

Come mai non con tua madre?
La nostra sharia prevede che in caso di morte del capofamiglia i figli (in particolare i maschi) siano affidati non alla madre ma alla famiglia del padre, e quindi sono stato costretto all’età di 15 anni ad andare ad abitare da mio zio. (Nota: in questo caso la madre si è rifiutata di sposare il cognato ma il ragazzo è stato costretto ad andare con lui!)

Come ti trattava?
Malissimo, continuava a maltrattarmi ed a lamentarsi che non dovevo andare a scuola ma dovevo lavorare. Io ogni tanto andavo a lamentarmi da mia madre ma questo invece di diminuire aumentava i miei problemi. Dopo un po’ mio zio mi ha costretto ad andare a lavorare con lui e prendeva tutti i soldi che guadagnavo col mio lavoro nei campi. Puoi vedere ancora adesso su un braccio e su una gamba i segni dei colpi di bastone che mi dava.

E poi?
Dopo due anni non ce la ho fatta più, ho preso i miei soldi e sono scappato. Non lo avessi mai fatto. Mio zio mi ha denunciato alla polizia e sono dovuto scappare, per la mia sicurezza in un paese vicino, il Senegal.

Ma come hai fatto per la lingua?
Parlo varie lingue tribali e me la nono cavata, ma era davvero difficile sopravvivere ed ho pensato di andare in altri paesi.

Quali? Mi puoi dire per quanto tempo?
Tanti, fammi ricordare: 1 mese in Senegal, un mese e mezzo in Mali, 2 mesi in Burkina Faso, 3 giorni in Nyamey

Come ti spostavi
Con qualche autobus di linea

Ma come sei arrivato in Libia?
Abbiamo dovuto attraversare il deserto, un viaggio forse anche peggiore di quello dalla Libia all’Italia. Un pick-up pieno di gente disperata, 31 persone, mancanza di acqua, di giorno un caldo insopportabile, di notte un freddo ancora più atroce

Riuscivi a contattare tua madre?
Solo di tanto in tanto, a volte passavano mesi.

E in Libia?
Sono arrivato al confine della Libia, a Sabba, dove sono restato per 4 mesi. Lavoravo di giorno in giorno, per avere la possibilità di mangiare e metter qualcosa da parte, ma poi è venuto a mancare il lavoro ed allora ho deciso di andare a Tripoli. Un altro viaggio avventuroso, chiusi in un container per paura di essere presi dalla polizia. Arrivati a Tripoli ho cominciato a lavorare ma, dopo qualche tempo, la polizia mi ha scoperto e mi ha messo in carcere dove sono rimasto 4 mesi. Infine mia madre ha mandato un po’ di soldi e con quelli mi hanno liberato. Dopo un po’ ho deciso di seguire l’esempio di tanti altri e, un po’ con i miei soldi e un po’ con quelli mandati da mia madre sono risuscito a pagare il passaggio su un gommone.

Quanto ti è costato il tutto?
Considerando i due lunghi viaggi nel deserto ed in Libia, il pagamento per uscire dalla prigione e il passaggio per l’Italia circa 1100 Dollari (un migliaio di €)

Perché hai deciso di venire in Italia, cosa ti aspetti? Qual è il tuo sogno?
Che altre alternative avevo? Nel mio paese non potevo tornare, in Libia ero irregolare e la situazione è davvero terribile, meglio tentare la sorte. Spero di poter trovare un lavoro ed aiutare così la mia famiglia.

Parlami del tuo viaggio per mare
Nota: qui riassumo io perché si tratta di “un film già visto”, ma anche un film già visto presenta nuovi particolari. A parte la solita routine (gommone, motore che va in tilt esattamente dopo 4 ore, semiaffondamento dopo un’altra ora, un aereo che li avvista, recupero, viaggio sino a Catania, infradito e nessun vestito, autobus etc etc) la cosa nuova che ho appreso è da farvela conoscere. Visto che appena arrivati in Italia i trafficanti venivano arrestati dalla nostra polizia, né dopo tante angherie si potevano nascondere, fatta la legge.. trovato l’inganno. I trafficanti ormai evitano anche di salire sul gommone, quando caricano su un gommone di 7 metri 130-150 persone (spesso anche in piedi senza possibilità di sedersi, come mi ha raccontato il ragazzo!!!), bloccano il timone e scappano.
Che dire? Si impara sempre qualcosa!