Un grande predicatore nordamericano, nel corso di un’omelia, fece questa osservazione: «Quando vedo tante automobili fuori della nostra chiesa, mi chiedo dove mai siano i poveri della nostra parrocchia. Ma quando è il momento di guardare nel sacchetto dell’elemosina, mi domando dove mai siano i ricchi»… Senza entrare nello specifico dell’affermazione, in consonanza con il Vangelo di questa domenica è possibile tirare questa conclusione: non riempiamoci la bocca di poesia sull’amore cristiano, se trascuriamo di riempire la bocca di coloro che hanno fame in quel preciso istante. In gioco è l’amore vicendevole!

È questa una terra santa e minata nello stesso tempo! Tutti possiamo snocciolare una fila interminabile di nomi che hanno vissuto in pieno l’insegnamento di Gesù. Eppure all’appello ne mancano ancora troppi!

Gesù, nel vangelo, è chiaro: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Solo una Chiesa che sia veramente comunione d’amore può diventare un esempio di terra salvata in Dio.

Un vecchio saggio stava seduto accanto al fuoco, con i suoi discepoli. Era una fredda notte d’inverno. Nella stanza calda e accogliente tutti erano sereni quando il saggio rabbrividì. Gli chiesero preoccupati i discepoli: «Maestro, che hai? Non è sufficiente il calore di questo fuoco?». Rispose il saggio: «Sì, il fuoco e il caldo qui dentro sono sufficienti; ma c’è un povero fuori che ha freddo e mi fa tremare!».

I discepoli uscirono, trovarono un uomo intirizzito dal freddo e lo presero amorevolmente con loro. I poveri, o meglio persone che attendono il nostro amore, non mancano neppure accanto a noi.